Danzatori dalla tecnica pulita ed estremamente virtuosa, intrepreti dotati di immediatezza comunicativa, i DaCru hanno il talento di trasformare la danza urbana in un vero e proprio racconto teatrale. E il racconto di questo spettacolo è ambientato in una cucina, primo luogo da raggiungere al mattino e l’ultimo da visitare prima di andare a dormire. Una zona di transito vivace o solitaria ma sempre e comunque piena di odori, ricordi, sensazioni, attese e infiniti stati sospesi. La stanza delle parole: escono dalla bocca come dervisci rotanti, capaci di schivare, sfiorando dolcemente o conficcarsi come lame. Restano lì sospese per anni, quasi diventano un’eredità, aleggiano in ogni pertugio e sovente sono le memorie delle famiglie.
Il primo luogo da raggiungere al mattino e l’ultimo da visitare prima di andare a dormire.
Una zona di transito vivace o solitaria ma sempre e comunque piena di odori, ricordi, sensazioni, attese e infiniti stati sospesi. Dura tutta la vita questa relazione densa e profumata fatta di rumori fluidi e familiari, di spazi imparati a memoria e su ogni cosa, potenti come sovrane, regnano le parole.
La stanza delle parole: escono dalla bocca come dervisci rotanti, capaci di schivare, sfiorando dolcemente o conficcarsi come lame. Restano lì sospese per anni, quasi diventano un’eredità, aleggiano in ogni pertugio e sovente sono le memorie delle famiglie.
La cucina è l’area prescelta per affondare i denti e i sensi in preziosi nutrimenti ma soprattutto è lo spazio dove si parla.
Parole. Parole.
Un fiume in piena, ognuna diversa dall’altra, lunghe ed elastiche come alghe o rigide e appuntite, si impossessano della bocca per urlare l’incomprensione o la denuncia della solitudine o parlare dell’amore. Numerose come chicchi di riso, necessarie tutte per dire in mille modi la stessa cosa e troppo poche per riuscirci.
Al linguaggio tecnico dei danzatori, pulito ed estremamente virtuoso, si affianca una forza interpretativa e scenica, umana, comunicativa ed emozionante.
È un racconto teatrale.
Le danze urbane difficilmente, per loro stessa natura, trovano una collocazione immediata sul palcoscenico: quest’opera, così come tutte le produzioni della compagnia, tende a sottolineare e a dimostrare quanto, oggi, il suo linguaggio sia in costante evoluzione fino al punto da diventare comprensibile, fruibile, drammaturgica, emozionante e onirica, e di fatto fortemente legata al teatro.
La gestualità dei DaCru affascina le nuove generazioni per il contesto culturale e artistico al quale esse sentono di appartenere e, al contempo, giunge veloce anche ad un pubblico adulto ed eterogeneo, di certo catturato anche dalla scelta musicale, eclettica e dotata di immediatezza comunicativa.






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