Sono tre milioni e 365.878 gli elettori e le elettrici dell’Emilia-Romagna che domenica 22 e lunedì 23 marzo potranno esprimersi sul referendum costituzionale confermativo della riforma della giustizia; a loro si aggiungono anche 227.655 persone iscritte all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero), che hanno potuto votare direttamente dal Paese in cui si trovano a risiedere al momento, e 1.463 emiliano-romagnoli/e che, trovandosi temporaneamente all’estero, hanno potuto esprimere la loro preferenza per corrispondenza.
Come nel resto d’Italia, anche in Emilia-Romagna i seggi – suddivisi in 4.525 sezioni su tutto il territorio regionale – saranno aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15. Le operazioni di scrutinio inizieranno subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento del numero complessivo dei votanti effettivi.
Questa la ripartizione provinciale delle persone aventi diritto di voto in Emilia-Romagna: Bologna 776.517 elettori ed elettrici (1.055 sezioni); Ferrara 264.990 (406 sezioni); Forlì-Cesena 300.315 (387 sezioni); Modena 524.647 (701 sezioni); Parma 335.341 (470 sezioni); Piacenza 211.506 (299 sezioni); Ravenna 294.453 (400 sezioni); Reggio Emilia 396.915 (476 sezioni); Rimini 261.194 (331 sezioni).
Il quesito sul quale si vota è il seguente: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’ approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”.

Le modifiche previste dalla legge costituzionale oggetto del referendum riguardano, in sintesi: l’istituzione di due Consigli superiori della magistratura (uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri), al posto del Csm unico attuale; l’estrazione a sorte dei loro componenti; la creazione di un’Alta corte disciplinare per i soli magistrati ordinari.
Trattandosi di un referendum costituzionale (ex art. 138 della Costituzione), non è previsto alcun quorum da raggiungere. Il responso delle urne, dunque, sarà valido indipendentemente dall’affluenza finale: in caso di maggioranza di “sì”, la legge già approvata dal Parlamento entrerà definitivamente in vigore (e di conseguenza così faranno le relative modifiche alla Costituzione); in caso contrario, invece, qualora dovessero prevalere i “no”, la riforma del governo Meloni non sarà confermata e non modificherà in alcun modo la Costituzione.
In virtù della modifica introdotta dalla legge 72 del 15 maggio 2025, questo referendum sarà anche il primo in cui le liste elettorali non saranno più suddivise per genere (un elenco per gli uomini e uno per le donne), ma per ordine alfabetico: un elenco per i cognomi con iniziale dalla A alla L e un altro elenco per i cognomi con iniziale dalla M alla Z.






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