È ancora in crescita, anche se in maniera più limitata rispetto al passato e comunque ancora al di sotto della media italiana, il numero delle imprese straniere in Emilia-Romagna: al 30 giugno di quest’anno, infatti, secondo i dati del Registro delle imprese delle Camere di Commercio elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna le aziende a conduzione straniera attive sul territorio regionale risultavano essere complessivamente 48.763 (il 12,2% del totale), ovvero l’1,7% in più rispetto alla stessa data del 2018 – con un aumento in un anno di 836 unità.
A livello nazionale, però, l’incremento delle imprese straniere (quasi 544mila, pari al 10,6% del totale) è stato anche leggermente più intenso (+1,8%). In Emilia-Romagna, oltretutto, continuano a ridursi le imprese guidate da soggetti nati in Italia (-1,1%), mentre a livello italiano il calo è risultato meno accentuato (-0,5%).
Per quanto riguarda le imprese straniere, l’Emilia-Romagna è risultata essere la decima regione per crescita: meno dinamica, sotto questo profilo, rispetto ad esempio al Veneto (+2,4%) e alla Lombardia.
Segmentando per settori di attività economica, i numeri migliori sono quelli che riguardano il settore dei servizi, che con 594 imprese straniere in più ha fatto segnare un aumento del 2,4%. La tendenza non deriva tanto dal lieve aumento nel settore del commercio (27 imprese in più, pari al +0,2%), quanto dal rapido e ampio incremento nell’aggregato degli altri servizi diversi (567 imprese in più, pari a un incremento del 4,4%).
In rallentamento, invece, la crescita della base imprenditoriale estera dell’industria (+1,7%, pari a 86 unità in più). Piccolo aumento (+0,7%, con 119 unità in più) nel settore delle costruzioni, mentre si conferma elevata la crescita in agricoltura (+5%), per quanto resti un settore ancora marginale.
La spinta alla crescita delle imprese straniere è derivata soprattutto dalle società di capitale (633 unità in più, +13,4%), sostenute dall’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata. Questa stessa normativa, tuttavia, ha contribuito a comprimere la dinamica al rialzo delle società di persone (in crescita ma solo dello 0,4%). Nonostante un sensibile rallentamento, il secondo contributo alla crescita è arrivato dalle ditte individuali (+227 unità, pari a un aumento dello 0,6%), mentre è risultato in diminuzione il trend di cooperative e consorzi (+1,6%).






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