Il primo album in italiano di Mario Biondi è una vera e propria “Prova d’autore”

Mario Biondi – foto di Mattia Poppa – EA

C’è una prima volta anche per chi, come Mario Biondi, ha fatto della riconoscibilità il proprio marchio. “Prova d’autore”, in uscita venerdì 10 aprile, non è solo un nuovo disco: è un piccolo scarto di prospettiva. Per la prima volta Biondi si mette al centro non soltanto come interprete, ma come autore, compositore e architetto sonoro del proprio lavoro. Tradotto: meno standard cuciti su misura, più scrittura diretta. E, soprattutto, in italiano.

Non è una rivoluzione gridata – e forse è proprio questo il punto. In un mercato che vive di svolte dichiarate e storytelling muscolare, Biondi sceglie la via più coerente con il suo percorso: affinare, non stravolgere. Portare dentro la lingua italiana un immaginario sonoro che finora ha sempre dialogato meglio con l’inglese e con la tradizione soul-jazz internazionale. La scommessa? Dimostrare che l’eleganza può cambiare lingua senza perdere profondità, o parte di quell’universalità timbrica che lo ha reso riconoscibile ovunque.

Dietro “Prova d’autore” c’è un lavoro a tutto campo: arrangiamenti e produzione curati in prima persona, a sottolineare una volontà di controllo artistico che arriva dopo oltre vent’anni di carriera. Uno spostamento di baricentro che allarga la responsabilità creativa e ridefinisce il ruolo dell’interprete.

cover dell'album "Prova d'autore" di Mario Biondi
Nella ricca tracklist – venti brani in scaletta – trova spazio anche “Cielo stellato”, uno dei pezzi presentati (e poi esclusi) a Carlo Conti per Sanremo 2026. Il brano, accompagnato da un videoclip disponibile dal giorno dell’uscita, si muove su sonorità soul-jazz morbide e raffinate, raccontando la libertà non come fuga superficiale, ma come conquista interiore.

Il progetto trova il suo naturale prolungamento dal vivo. Da maggio parte un tour teatrale che ha il sapore della celebrazione – “Handful of Soul” resta un punto di riferimento inevitabile – ma anche quello di una rilettura. Nuovi arrangiamenti, formazione rinnovata e un innesto di peso come Antonio Faraò al pianoforte, figura riconosciuta della scena jazz internazionale. Accanto a lui, una band che alterna volti storici e nuove energie, a confermare un equilibrio tra continuità e apertura.

Le date, con un calendario serratissimo e in continuo aggiornamento, coprono praticamente tutta la penisola – da Milano a Roma, da Napoli a Catania – per poi allargarsi all’estate e tornare nei teatri in autunno. A stretto raggio e da segnare in agenda: 5 maggio, Teatro EuropAuditorium di Bologna; 7 novembre, Teatro Regio di Parma.

Mario Biondi in conferenza stampaUn calendario fitto che ribadisce una cosa: il rapporto con il pubblico resta centrale, quasi fisico, soprattutto in contesti raccolti come quelli teatrali, dove la voce – quella voce – può davvero lavorare di sottrazione.

E poi c’è l’estero, che continua a chiamare. Londra, Parigi, Edimburgo: piazze dove Biondi non è un ospite esotico ma un nome consolidato, capace di dialogare con una tradizione che lo ha sempre riconosciuto come uno dei pochi interpreti europei credibili nel linguaggio del soul.

“Prova d’autore”, alla fine, sembra giocarsi tutto su un equilibrio sottile: restare fedeli a un’identità fortissima provando, però, a riscriverne i confini. Senza effetti speciali, senza dichiarazioni roboanti. Solo con una scelta – quella di esporsi di più – che, nel percorso di un artista, è spesso la più rischiosa di tutte.




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