Pd, Bonaccini va con Schlein. Correnti inquiete

Elly Schlein e Stefano Bonaccini Pd – FB

Domenica 14 dicembre l’assemblea nazionale del Partito democratico ratificherà l’ingresso nella maggioranza schleiniana della corrente “Energia popolare”, guidata dall’eurodeputato modenese Stefano Bonaccini.

Una notizia che non sorprende: l’ex presidente dell’Emilia-Romagna, già vincitore tra gli iscritti alle primarie poi perse contro Schlein, da tempo gode di un canale privilegiato con la segretaria. L’operazione consegna a Schlein un rafforzamento della propria leadership interna e, al tempo stesso, un argine al neonato “correntone” Franceschini-Orlando-Speranza, che nel partito ambisce a tornare forza propulsiva.

Fuori dalle stanze romane il clima è più agitato: sui social una parte della base più radicalizzata dà il peggio di sé, arrivando a insultare un galantuomo come Graziano Delrio, mentre un giovane sindaco toscano invoca addirittura l’espulsione dei “sionisti dal Pd”, slogan che richiama più un cupo folklore stalinista che il dibattito di un partito democratico di fine 2025.

Intanto ciò che resta dell’area riformista si raccoglie attorno al senatore reggiano – con prudenza, va detto – consapevole che all’orizzonte delle Politiche 2027 rischia di profilarsi una selezione delle candidature in versione manu militari. Le molte anime dell’area moderata dem, per ora, navigano in ordine sparso, sospese tra identità smarrite e timori di marginalizzazione.

Sul piano locale il rimescolamento nazionale non tarda a produrre effetti. Il pasticcio che ha portato all’elezione di Massari ha trasformato la sinistra reggiana in una sorta di mina vagante, capace in un anno e mezzo di peggiorare contemporaneamente i rapporti con Confindustria e con il Vescovo – che, per inciso, non può essere certo annoverato tra i reazionari di professione. Un risultato non da poco, considerando che mettere d’accordo su un giudizio negativo due mondi così distanti è impresa che raramente riesce a qualcuno.



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