Paolo Bonacini, ‘Una voce nell’etere’

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6.3

Orgoglio e… amarezza potrebbe essere un sottotitolo possibile del libro di Paolo Bonacini Una voce nell’etere. Trent’anni a Telereggio e altro da poco nelle librerie. È un libro autobiografico, quindi “partigiano”, ma Bonacini, fedele alla sua mission di giornalista, non si nasconde dietro una presunta oggettività, gioca a carte scoperte. Al netto del suo punto di vista, quindi della sua storia personale, il volume ha il pregio, come sottolinea giustamente Giovanni Rossi nella postfazione, di essere storia anche «collettiva, locale, nazionale e perfino internazionale. Oltretutto, assai documentato, pieno com’è di riferimenti a documenti formali, a messaggi di posta elettronica e a servizi televisivi con tanto di data, orari di invio o messa in onda».

Puntiglioso nella ricostruzione della storia di Telereggio (e della sua) iniziata, per Bonacini, nell’estate del 1986, con un appuntamento nell’auto di Paolo Pessina, seduto dietro Lino Versace, davanti alle Fiere di Reggio, e terminata trent’anni dopo con Pessina in pensione e Lino Versace ritornato in sella (e non più sulla stessa auto) dopo molto tempo e tempi mutati, soprattutto per la cooperazione. Cambiamenti che incideranno, e non secondariamente, sul futuro professionale (e di vita) dell’autore.

Telereggio, nata da un’intuizione di Pier Paolo Cattozzi a metà anni Settanta del Novecento, nell’estate del 1986 è in mano, da poco più di un anno, alla cooperazione reggiana ed è diretta da Paolo Pessina. Insieme a Liviana Iotti, Gianni Montanari e a Bonacini stesso sono i quattro giornalisti storici che hanno “plasmato”, secondo l’autore, la tv cittadina che ha dominato l’etere reggiano per i successivi vent’anni e oltre. Non seguiremo, seppure importanti, le vicende societarie e i problemi legati alla regolamentazione dell’etere che si presentano nel corso della loro direzione; come ci limitiamo, semplicemente, a segnalare le puntate fatte a Parma, Genova, Modena, Bologna, Mantova per tentare di rivitalizzare, con alterna fortuna, tv locali (e la stessa Telereggio nei momenti difficili attraversati) in cui diverse cooperative reggiane erano coinvolte.

Oggi molte di esse sono scomparse come non ci sono più i cooperatori di allora perché pensionati, perché chiamati ad altri incarichi, perché venuti a mancare, perché coinvolti nel crack di alcuni colossi cooperativi. Come ci limitiamo ad accennare alle vicende politiche e sociali che corrono sullo sfondo della storia di Telereggio a guida Bonacini, uno sfondo che il più delle volte entra in “sinergia” e alcune volte in rotta di collisione, come la seconda vita politica di Antonella Spaggiari legata prima alla presidenza della fondazione Manodori e poi alla decisione di proporsi come sindaco in alternativa alla candidatura di Graziano Delrio. Quello che fa sfumare il “sogno” però, secondo Bonacini, è soprattutto il fatto che «tra il 2010 e il 2012 se ne vanno in pensione Paolo Pessina, Liviana Iotti e Gianni Montanari. TR Editoriale [la società fondata dai quattro giornalisti, n.d.r.] viene acquistata da Comunicare Spa che non la chiude sperando di poter ricostruire un nuovo socio gestore con le figure professionali di maggiore responsabilità in azienda. Ma non saremo più noi quattro a mandare avanti le attività» (p. 346).

Tutto raccontato in un volume – suddiviso come fosse la cronaca di una partita (di calcio?): primo tempo, intermezzo, secondo tempo, epilogo (o tempi supplementari?) – che propone, come ricordato, lunghi stralci di documenti relativi a vari consigli di amministrazione, di articoli, di messaggi di posta elettronica funzionali alla memoria (dell’autore) ma anche utili per comprendere dinamiche storiche più oggettive che hanno caratterizzato alcuni decenni di storia reggiana. Un piccolo prezzo, però, queste “pezze giustificative”, e l’autore ne è consapevole, lo fanno pagare… è il pegno che la scrupolosità fa pagare alla scorrevolezza del racconto, perché Bonacini è anche uno scrittore di romanzi…

È il finale del libro, per chi scrive, la chiave di lettura di un volume interessante, che vale la pena leggere. Nelle due ultime righe Bonacini rivendica la fedeltà a sé stesso sancita dalla stesura del libro: «Io lo sono, ora che ho scritto questo libro. Fedele a me stesso, e finalmente in pace».
E leggendolo si capisce il perché.

Paolo Bonacini, ‘Una voce nell’etere. Trent’anni a Telereggio e altro’, edizioni Consulta 2018, pp. 444, 18,00 euro (recensione di Glauco Bertani).

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia.

 

I nostri voti


Stile narrativo
6
Tematica
7
Potenzialità di mercato
6




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