Olimpici strafalcioni

cerimonia inaugurazione Giochi Olimpici Milano Cortina 2026 cinque cerchi – ES

Pensate che capolavoro mancato: se Puccini si fosse chiamato Bianchini, con Rossini e Verdi oggi avremmo il tricolore musicale completo. Verde, bianco e rosso. Una battuta così, da ricreazione di terza elementare, ha avuto l’onore di aprire la telecronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali. RaiSport. Canale pubblico. Pagato, come noto, anche da chi non possiede né sci né pazienza.

Da lì in avanti, il livello è rimasto coerente. Coerentemente basso. Quando un telecronista saluta il pubblico “dallo stadio Olimpico di Milano” – luogo che il resto del pianeta chiama San Siro o Meazza, persino quando piove – puoi serenamente immaginare il tono delle tre ore successive. Non serve la sfera di cristallo, basta l’anagrafe.

Così, tra una sfilata impeccabile firmata Armani, l’allegria spontanea degli atleti e coreografie che rielaboravano con eleganza la tradizione neoclassica italiana, i tre commentatori hanno scelto la via più impervia: parlarsi addosso senza tregua. Un flusso ininterrotto di parole, gaffe, spiegazioni superflue, come se il pubblico fosse cieco, sordo e pure distratto da un sudoku.

Peccato, perché certi spettacoli non vanno raccontati: vanno lasciati respirare. La musica si ascolta, la danza si guarda, lo sport si intuisce. Non hanno bisogno di didascalie ansiose, né di voci che temono il silenzio più del vuoto pneumatico.

Morale della favola: dopo l’ennesima perla, ho fatto l’unica scelta sensata. Volume azzerato. E, miracolo, la cerimonia è migliorata all’istante.




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