Lo scorso 23 marzo alla piscina Dall’Aglio di via Filippo Re, a Reggio Emilia, è partito “Nuotare al femminile”, un progetto promosso dall’Uisp reggiana e da Mondinsieme: l’iniziativa coinvolge una sessantina di donne “con background internazionale” (cioè di origine straniera) e, secondo i promotori, è nata “per offrire uno spazio sicuro e accessibile in cui praticare attività motoria, creando momenti di incontro culturale, sociale e personale che possono favorire l’accesso allo sport”.
Le attività, completamente gratuite per le partecipanti, sono articolate in quattro turni settimanali – due di nuoto e due di aquagym – e proseguiranno fino al 6 giugno.
“‘Nuotare al femminile’ si propone di ampliare le opportunità di accesso all’attività sportiva per tutte le donne”, esordiva il comunicato stampa che annunciava l’avvio del progetto.
Non proprio tutte-tutte, però, secondo Valeria Isacchini, una cittadina reggiana di 72 anni che ha deciso di rivolgersi allo Sportello antirazzista di Reggio per chiedere chiarimenti su un’iniziativa “che ritengo assolutamente non inclusiva, essendo destinata esclusivamente a una parte di popolazione sulla base di precisi connotati”.
“Sto per compiere 73 anni […] La mia dottoressa di base mi raccomanda nuoto, che però devo svolgere a pagamento presso centri privati. Ritengo perciò che il progetto di cui sopra abbia connotati razzisti, escludendo di fatto i residenti nativi reggiani”, ha denunciato la donna nella sua mail di protesta, inviata una decina di giorni fa. Al momento, però, dallo Sportello antirazzista non è arrivata ancora nessuna risposta.






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