Nuntereggaepiù

Segio Mattarella consultazioni misto

Non credo alle elezioni anticipate per un solo semplice motivo: i parlamentari non hanno alcuna intenzione di tornare a casa e così rinunciare a un lauto stipendio e adeguata liquidazione. Per la grande maggioranza di essi, complice il taglio di un terzo dei seggi a disposizione, si tratta dell’ultimo giro alle Camere. Stop ai privilegi, allo status, a un futuro garantito dalle piacevolezze romane. Tornare a casa, in fondo, è anche un po’ morire. E loro non hanno proprio voglia di anticipare il distacco, altrimenti fissato al 2023.

Oggi la maggioranza giallorossa, azzoppata dal fuoco un tempo amico, grida “mai più con Renzi”. Eppure con Renzi dovranno tornare ad allearsi, democratici e cinquestelle, se vorranno evitare governi tecnici, o di larghe intese, oppure appunto lo spettro elettorale tanto mal visto dai propri peones.

Anche per questo le schermaglie della crisi stanno già venendo a noia. Consultazioni, mandati esplorativi, incarichi condizionati, pontieri, messaggeri, costruttori, responsabili, europeisti, popolari, liberali, socialisti. C’era già arrivato il povero Rino Gaetano: nuntereggaepiù.

Lo spettacolo della politica deve durare poco, non può che durare poco se non vuole dare ancora pessima prova di sé di fronte a una situazione di emergenza (è consuetudine parlare di “situazione delicata”, nessuno ha mai parlato di situazione serena, tranquilla, favorevole, ma questa è emergenza vera: sanitaria, economica, culturale, scolastica).

Tocca a Mattarella dare segno di sé alle prese con il passaggio più difficile del suo settennato: faccia presto, scelga per il meglio e gli italiani gliene saranno grati. Che non si rimanga in terra di nessuno troppo a lungo, perché il paese non lo accetterebbe. Il paese ha altre priorità.

Che poi, chiamiamo politica ciò che spesso non la è, almeno per chi ha vissuto le stagioni migliori della Prima Repubblica. Vi si confrontavano visioni del mondo, ideologie applicate e corrette, stili personali di norma improntati a lealtà e rispetto reciproco.

Oggi si cammina su macerie. I partiti, ai quali la Costituzione affida la responsabilità di organizzazione della democrazia, sono ridotti alla canna del gas. Il consenso si affida alla propaganda, via tv e streaming. Le redazioni digitali hanno sostituito gli uffici studi. I social media manager contano più dei singoli parlamentari (quasi tutti). I giochi della politica romana risultano insopportabili se messi a confronto con le sofferenze del popolo. Al momento in cui scrivo non è ancora chiara la direzione che Mattarella vorrà dare agli sviluppi della crisi.

Circola voce di una zona gialla di ritorno in Emilia-Romagna e questo mi fa piacere. Come tutti, ho voglia di uscire e di vivere in una dimensione più sociale. Ogni volta che esco da un mini-lockdown vedo due tendenze che si contemperano: da un lato la gente che si riversa nelle strade, finalmente liberata dalle catene, e dall’altro la fatica sempre maggiore di chi lavora in presenza raddoppiando le energie con la forza della disperazione, senza sapere neppure se un futuro vi sarà per se stessi e per le proprie attività. Non possiamo che entrare in un futuro che avevamo immaginato diverso. La politica non darà soluzioni, potrà solo mitigare i danni evitando di entrare troppo nella nostra vita.




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