Novellara. “Se non ti sposi fai la fine di Saman Abbas”: condannato e arrestato

auto 112 e carabiniere davanti al carcere di Reggio – CC

I carabinieri di Novellara hanno arrestato un uomo di 54 anni, di nazionalità pakistana, condannato in via definitiva per maltrattamenti in famiglia e induzione al matrimonio: secondo i giudici avrebbe cercato di costringere la figlia, all’epoca poco più che ventenne, a sposare un cugino residente in Pakistan.

Fino al 2023 la giovane viveva a Novellara con il padre, la seconda moglie del padre e i fratellastri, nati dal secondo matrimonio del genitore. La madre biologica della ragazza, invece, è morta in Pakistan poco dopo la nascita della figlia, ufficialmente per cause naturali (anche se i sospetti della figlia è che sia stata invece uccisa da qualcuno del suo ambito familiare).

Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri reggiani, la giovane non era libera di uscire di casa, di cercarsi un lavoro, di avere contatti con il mondo esterno, di proseguire gli studi – interrotti proprio in occasione dell’esame di terza media per volontà del padre. Gli adulti di riferimento le dicevano che era musulmana e che per questo avrebbe dovuto mantenere “comportamenti adeguati”, invitandola inoltre a non fidarsi degli assistenti sociali che la seguivano.

Proprio a loro, invece, la ragazza ha confidato che il padre le aveva prospettato l’intenzione di partire per un viaggio in Pakistan: tale circostanza aveva convinto la giovane ad accettare, temendo per la sua incolumità, il collocamento in una comunità in provincia di Reggio.

I timori della ragazza rispetto alla prospettiva di tornare in Pakistan erano legati a due questioni principali: da una parte, nel 2021 la giovane era stata costretta dal padre a contrarre un “matrimonio a distanza” con un suo cugino, mai visto di persona, e il viaggio in Pakistan sarebbe servito proprio per celebrare ufficialmente questa unione matrimoniale; dall’altra parte, tornare nel contesto familiare nel suo Paese d’origine, nel quale secondo la ragazza si sarebbe consumato l’omicidio della madre biologica per mano dello zio, il fratello maggiore del padre (ipotesi rispetto alla quale la giovane ricordava di aver sentito numerosi dettagli nel corso della sua infanzia trascorsa in Pakistan). Non solo: la persona a cui era stata promessa in sposa era proprio il figlio dello zio ritenuto responsabile dell’assassinio della madre.

Il tentativo della ragazza di opporsi al matrimonio combinato aveva scatenato l’ira del padre, che l’aveva minacciata dicendole che le sarebbe capitata la stessa sorte di Saman Abbas – la ragazza pakistana di 18 anni che svanì nel nulla nel 2021 dalla sua abitazione di Novellara e che fu ritrovata senza vita un anno e mezzo dopo, sepolta nei pressi di un casolare abbandonato nelle campagne della Bassa reggiana.

La vicenda, seguita per diverso tempo dai servizi sociali novellaresi, a un certo punto ha avuto una svolta giudiziaria: il padre (all’epoca 52 anni) e la madre acquisita (all’epoca 37 anni) della giovane, entrambi di nazionalità pakistana, sono stati denunciati con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, e il padre anche per costrizione o induzione al matrimonio.

Nel dicembre del 2023 la Procura di Reggio, alla luce di quanto emerso dalle indagini dei carabinieri e dalle informazioni raccolte dai servizi sociali del Comune di Novellara, ha richiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio l’applicazione, nei confronti dei due coniugi, della misura cautelare del divieto di avvicinamento alla vittima e ai luoghi abitualmente frequentati da quest’ultima (imponendo loro di mantenere da questi una distanza di almeno 500 metri) e del divieto assoluto di comunicazione con la ragazza, nemmeno per interposta persona.

Per vigilare sul rispetto di queste misure, per entrambi era stata prevista anche l’applicazione di un dispositivo di controllo a distanza, il cosiddetto “braccialetto elettronico”.

Al termine dell’iter processuale, l’uomo è stato condannato a un anno, 11 mesi e 10 giorni di reclusione per maltrattamenti in famiglia. La sentenza è divenuta esecutiva l’11 dicembre scorso, quando la prima sezione della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condannato, respingendo l’istanza di sospensione condizionale della pena a lui inflitta.

Dopo questa pronuncia, l’Ufficio esecuzioni penali della Procura di Reggio ha emesso a carico del cinquantaquattrenne un ordine di carcerazione: nel pomeriggio di martedì 16 dicembre i carabinieri di Novellara hanno raggiunto l’uomo, lo hanno arrestato e lo hanno portato nel carcere di Reggio, dove dovrà scontare la pena.



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