Bonaccini vs Schlein, sfida emiliana nel Pd

Stefano Bonaccini ed Elly Schlein Pd

“Assicurerò con spirito di servizio la guida del Partito Democratico fino al congresso, a cui non mi presenterò da candidato”: con queste parole, pronunciate nella mattinata di lunedì 26 settembre durante la prima conferenza stampa post-elettorale, il segretario del Pd Enrico Letta ha annunciato che non sarà lui la persona a guidare il partito nel futuro.

Nei prossimi giorni, ha aggiunto Letta, “riuniremo gli organi di partito per accelerare il percorso che porterà a un congresso”. Non è ancora chiaro se date le circostanze, con il Pd che deve fare i conti con il secondo peggior risultato elettorale della sua storia, avendo raccolto in questa tornata poco meno del 19% dei voti, il congresso possa essere eventualmente anticipato rispetto al prossimo mese di marzo, il periodo (corrispondente alla scadenza naturale del mandato della segreteria attuale) che era già stato individuato prima della sconfitta nelle urne.

Sarà “un congresso di profonda riflessione, sul concetto di un nuovo Pd che sia all’altezza di questa fida epocale, di fronte a una destra che più destra non c’è mai stata”, ha detto Letta. Nonostante nessuno abbia ancora fatto ufficialmente il primo passo, all’orizzonte si profila una sfida potenzialmente tutta emiliana: tra le candidature più accreditate, infatti, ci sono quelle del presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e della vicepresidente della Regione (ma ormai prossima parlamentare) Elly Schlein.

Il primo, molto attivo negli ultimi mesi anche sui temi di maggiore rilevanza nazionale, nonché spesso presente su giornali e in tv, è al secondo mandato e ha dalla sua un’esperienza amministrativa importante alla guida della Regione emiliano-romagnola, potendo peraltro vantare due vittorie nette alle elezioni regionali del 2015 e del 2020 (la seconda contro una Lega salviniana in rapida ascesa) che lo hanno consacrato come figura politica in grado di tenere testa e battere il centrodestra, anche unito; a suo favore, sul piano politico, c’è anche l’ampia composizione della sua maggioranza di governo, che va dalla sinistra fino a Italia Viva.


Non si può dire che a Bonaccini manchi l’ambizione; di contro, però, l’incarico di governatore dell’Emilia-Romagna non è ancora arrivato nemmeno a metà mandato, e non è detto che sia compatibile con un eventuale impegno a tempo pieno per rifondare un partito come il Pd apparso in evidente difficoltà.

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La seconda, invece, è considerata da più parti l’astro nascente della sinistra italiana. Pur non essendo nemmeno iscritta al Pd – è stata eletta in Regione come rappresentante della lista Emilia-Romagna Coraggiosa e si è candidata alla Camera come indipendente nelle liste dem – può contare su due caratteristiche di novità e rottura: essere giovane ed essere donna. Non è ostile alla sinistra (per provenienza) né al Movimento 5 Stelle, con il quale sicuramente tenterebbe di ricucire i rapporti dopo la rottura del “campo largo” determinatasi dopo lo strappo di Conte che ha portato alla caduta del governo Draghi.


Il nome di Schlein compare ormai inevitabilmente in ogni lista ristretta di possibili candidature alla successione di Letta, e la diretta interessata non si è mai affannata troppo a smentire le voci. “Il congresso? Tutte queste cose fanno parte del dopo, io ora sono interessante al durante, alle elezioni”, aveva detto solo pochi giorni fa a Bologna in chiusura di campagna elettorale, glissando sulle prospettive di un futuro che ormai è dietro l’angolo.



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