Matteo Messina Denaro è morto dopo un’agonia durata giorni nel reparto detenuti dell’ospedale San Salvatore de L’Aquila. Il capomafia di Castelvetrano era stato portato nel supercarcere aquilano dove è stato sottoposto alle cure per il cancro al colon, seguito dall’equipe dell’Oncologia dell’ospedale de L’Aquila, curato in cella. Un mese fa, dopo due interventi, la situazione è precipitata e ne è stato disposto il ricovero nel reparto detenuti del nosocomio. Negli ultimi giorni con il peggiorare delle condizioni il capomafia è stato prima sottoposto alla terapia del dolore, poi sedato. Le visite dei pochi familiari ammessi le scorse settimane sono state sospese.
Messina Denaro, però, ha potuto riconoscere la figlia Lorenza Alagna, avuta durante la latitanza e le ha dato il suo cognome. E lei lo ha assistito nelle ultime ore. Dall’arresto il padrino è stato interrogato più volte dai pm di Palermo precisando, fin dal primo incontro, che non avrebbe mai collaborato con la giustizia. Il boss, autorizzato a incontrare i familiari stretti e il suo avvocato, la nipote Lorenza Guttadauro, non ha però mai potuto vedere la sorella, Rosalia Messina Denaro, il suo alter ego, arrestata nei mesi scorsi per mafia.
Venerdì, sulla base del testamento biologico lasciato dal boss che ha rifiutato l’accanimento terapeutico, gli è stata interrotta l’alimentazione ed è stato dichiarato in coma irreversibile. Nei giorni scorsi la Direzione sanitaria della Asl dell’Aquila ha cominciato a organizzare le fasi successive alla morte del boss e quelle della riconsegna della salma alla famiglia, rappresentata da Lorenza Guttadauro e Lorenza Alagna.






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