Saranno destinati all’accoglienza abitativa e a spazio socioeducativo multifunzionale i due appartamenti – situati nello stesso stabile in via Matteotti, a Montecchio Emilia – definitivamente confiscati alla criminalità organizzata.
Nella mattinata di sabato 11 aprile c’è stata l’inaugurazione ufficiale dell’immobile, alla presenza dell’assessora alla legalità della Regione Emilia-Romagna Elena Mazzoni: “Questo è un giorno importante, segna la conclusione del percorso di recupero e l’avvio della nuova fase di utilizzo sociale del bene. La lotta alla criminalità organizzata è una priorità per la nostra giunta, e il recupero e il riutilizzo dei beni confiscati è un modo concreto per restituire alla collettività spazi sottratti alle mafie e destinarli a funzioni di utilità sociale. Siamo orgogliosi di inaugurare questo nuovo bene confiscato, che sarà utilizzato per offrire servizi sociali di qualità ai cittadini di Montecchio e del territorio circostante”.
L’intervento, dal costo complessivo di 120.000 euro, cofinanziato dalla Regione con 96.000 euro e dal Comune di Montecchio con 24.000 euro, si inserisce nel quadro degli accordi di programma per la legalità previsti dalla legge regionale n. 18/2016: risorse che la Regione, riconoscendo il ruolo centrale dei Comuni nel riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, destina ai territori locali per la valorizzazione e il recupero di questi beni a fini sociali e istituzionali.
Dal 2011 a oggi l’amministrazione regionale ha stanziato oltre 7,8 milioni di euro per finanziare il recupero e il riuso dei beni confiscati, rafforzando anche il capitolo legalità nel bilancio 2025‑2027. In provincia di Reggio Emilia ammontano a circa 350.000 euro le risorse investite dalla Regione nel 2025 per finanziare tre interventi.
Nel territorio del comune capoluogo è stato realizzato il progetto “Beni Liberati, Comunità Rigenerate”, con il recupero di due immobili confiscati a Rivalta e a Pieve Modolena: sono stati destinati a dare risposte al disagio abitativo temporaneo di famiglie, adulti soli, donne in uscita da percorsi di violenza e per servizi socio‑educativi e di prossimità. Un progetto dal forte significato simbolico, perché direttamente collegato all’inchiesta Aemilia: in questo caso il costo totale è stato di 400.000 euro, di cui 320.000 euro a carico della Regione.
Altri progetti di contrasto al radicamento mafioso e per la prevenzione del disagio giovanile sono stati realizzati in varie località della provincia reggiana, sia nelle scuole che con attività educative di strada; a Rubiera, invece, con un intervento di promozione della cultura della legalità e di cittadinanza attiva sono stati promossi laboratori scolastici, incontri con magistrati e testimoni, iniziative pubbliche e percorsi culturali.






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