Mescolini trasferito dal Csm, a Reggio firme di solidarietà al procuratore

Marco Mescolini

Il plenum del Csm nei giorni scorsi ha disposto all’unanimità il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale del procuratore capo di Reggio Emilia, Marco Mescolini.
All’origine della vicenda vi fu l’esposto presentato da quattro pm reggiane, Maria Rita Pantani, Isabella Chiesi, Valentina Salvi e Giulia Stignani, dopo la pubblicazione delle chat tra Mescolini e l’allora consigliere del Csm Luca Palamara, con il primo che insistentemente si informava sull’iter della sua nomina a procuratore di Reggio Emilia.

Dopo la decisione del plenum sul trasferimento del magistrato dalla sede di Reggio Emilia, esponenti politici, professionisti e rappresentanti della società civile si sono espressi a favore o contro la decisione del Consiglio superiore.

Questo dal titolo “Per il futuro di Reggio Emilia”, è un “documento di solidarietà umana” verso il magistrato.

La decisione del Consiglio Superiore della Magistratura, che all’unanimità ha stabilito il trasferimento del Procuratore della Repubblica Marco Mescolini per incompatibilità ambientale, apre uno scenario nuovo e preoccupante per la provincia di Reggio Emilia.

Verranno meno le competenze, le relazioni, le capacità di coordinamento investigativo, che l’allora Sostituto Procuratore ha messo a disposizione per dieci anni della DDA bolognese con la sua attività inquirente e requirente. Conoscenze e attitudini che hanno consentito di colpire la cosca insediata in Emilia, nel più grande processo alla ‘ndrangheta della storia italiana. Alla cosca, e ai tanti soggetti che in questa regione hanno ceduto alle sue offerte e chiesto i suoi servigi, è stato assestato un colpo durissimo, certificato da 150 condanne per oltre mille anni di carcere.

Sentenze giunte in Cassazione due anni fa nel rito abbreviato e che hanno retto al giudizio d’Appello nel 2020 per gli imputati del rito ordinario.

Quel patrimonio fatto di competenze investigative e conoscenze ambientali ha consentito, dopo l’insediamento di Mescolini a Reggio Emilia, di aggredire le nuove frontiere del crimine organizzato, che mostrano associazioni a delinquere comuni e mafiose capaci di condividere il proprio know how criminale nel comune obbiettivo di depredare il territorio e colpire il tessuto sano della società. Di falsare le regole del mercato, di calpestare i diritti del lavoro e della libertà d’impresa, attraverso la commissione di una varietà infinita di reati.

In questi due ultimi anni sono giunte a conclusione indagini e sono iniziati processi, nel territorio reggiano, che dicono quanto le pratiche della malavita organizzata fossero diffuse. Da Billions a Grimilde, da Octopus a Kanonieri K’urdi, centinaia di indagati e centinaia di milioni di euro di guadagni illeciti testimoniano l’evoluzione dei crimini economici nei nostri territori e la necessità di saper attivare strumenti e metodi di contrasto all’altezza della sfida.

Preservare questo patrimonio, a partire dalla cultura della legalità che l’esperienza di Aemilia ha aiutato a diffondere tra i cittadini, è decisivo, e temiamo le possibili conseguenze che l’allontanamento di Mescolini, per il quale il CSM ha stabilito addirittura il divieto di operare nell’intera Emilia-Romagna, comporta.

Temiamo in particolare il pericolo da più parti denunciato di un rafforzamento della criminalità organizzata proprio ora, per le difficoltà economiche che la pandemia sta determinando, con imprese e lavoratori più deboli. Con il concreto rischio di cedimenti alle lusinghe dei capitali illeciti pronti a riversarsi anche a Reggio Emilia e in Emilia-Romagna.

Il provvedimento del CSM, come è emerso dalla discussione di merito nel Plenum del 24 febbraio, attribuisce al Procuratore rapporti privilegiati con una specifica parte politica e con i suoi esponenti.

Ciò è il risultato finale, a nostro avviso, di una campagna di inaccettabili semplificazioni e strumentalizzazioni, che si è intensificata poco meno di un anno fa prendendo a pretesto le intercettazioni dell’ex magistrato Luca Palamara, attualmente sotto indagine per corruzione, ma che già era emersa fin dalle battute iniziali del processo. Una campagna ben orchestrata da esponenti politici di destra, compreso un imputato del processo Aemilia, che sono giunti ad accusare il Procuratore Marco Mescolini sulla base di un singolare principio di par condicio applicato al Codice penale: “Sono stati indagati solo esponenti di destra e non anche di sinistra, sebbene ce ne fossero i presupposti”.

È una tesi priva di riscontri e di attendibilità, come hanno già stabilito anche le sentenze di Aemilia, ma che trova sempre nuovi pretesti per essere riproposta.

Ciò è motivo di ulteriore profonda amarezza, per due ragioni di fondo:

1) L’azione di contrasto alla criminalità organizzata, e ancor più a quella di matrice mafiosa, è frutto di un lavoro collettivo che investe decine e centinaia di magistrati, uomini delle forze di Polizia, delle Istituzioni, delle professioni e della società civile nelle sue espressioni organizzate. Che passa al vaglio di numerosi Collegi Giudicanti deputati ad emettere le sentenze (cinque fino ad oggi, esclusi gli stralci, per il solo processo Aemilia). Ipotizzare che una sola diabolica mente possa orientare a proprio piacere le indagini e di conseguenza le sentenze, a favore o a danno di questo o di quel partito, o persona, è irrealistico e offensivo nei confronti, oltre che del diretto interessato, anche della pluralità di voci che mettono a disposizione le proprie competenze per il fine comune.

2) La comunità reggiana, nella sua variegata composizione frutto di processi storici, culturali, sociali e politici, si è confrontata dal 2015 ad oggi con le complesse implicazioni prodotte dall’avvio del processo Aemilia e con la necessità di rivedere criticamente scelte, vicende, cedimenti del proprio agire, che hanno consentito e tollerato la colonizzazione del territorio da parte della ‘ndrangheta. Pur tra mille contraddizioni e ricadute, questo percorso di acquisizione di consapevolezza è cresciuto e si è consolidato nella coscienza collettiva. È un processo irreversibile, che non può e non deve essere messo in discussione o interrotto, pena il fallimento del sogno che da sempre contraddistingue questa comunità: la capacità di costruire condizioni di vita dignitose per tutti, nel rispetto delle regole di democrazia stabilite dalla Costituzione e dei diritti inalienabili di ogni individuo.

Pensiamo sia nostro dovere assumere l’impegno, partendo dalle importanti conclusioni del processo Aemilia, di promuovere azioni ed iniziative di contrasto ai fenomeni di infiltrazioni e radicamento della criminalità organizzata nel nostro territorio.

Con questo spirito invitiamo tutti i cittadini a sottoscrivere un appello che non fa riferimento alle appartenenze politiche o culturali, bensì al comune sentire per la tutela del nostro futuro.

E con il medesimo spirito affermiamo la nostra solidarietà umana al Procuratore Marco Mescolini, a cui è stata preclusa la possibilità di poter continuare a lavorare nel nostro territorio.

Primi firmatari:
Roberto Ballabeni, Ernestina Bazzi, Mirto Bassoli, Umberto Bedogni, Antonio Bernardi, Gianni Bernini, Nicola Bolzoni, Paolo Bonacini, Roberta Bonilauri, Betti Borciani, Loris Cavalletti, Luca Chierici, Luca Chiesi, Mauro Confetti, Marzia Dall’Aglio, Claudio Ferrari, Franco Ferretti, Tiziana Fontanesi, Silvano Franchi, Lucio Gambarini, Guida Giarelli, Simonetta Giglioli, Maura Giuffredi, Ivano Gualerzi, Romeo Guarnieri, Dumas Iori, Manuel Masini, Marco Massari, Sandro Morandi, Pierino Nasuti, Franco Pedroni, Francesca Perlini, Mauro Ponzi, Fiorella Prodi, Gian Franco Riccò, Vera Romiti, Arno Sassi, Giuliano Sassi, Massimo Silingardi, Marika Todaro, Anna Valcavi, Letizia Valli, Simone Vecchi, Mauro Vicini, Lauro Vignali

Firmatari:
Gabriella Altomare, Giovanni Arquilla, Mario Arquilla, Marina Arrivabeni, Monica Bacchi, Lorenzo Barilli, Francesca Bedogni, Laura Bellezza, Pier Paolo Bellini, Pietro Benini, Giacomo Bertani, Lorenzo Biondi, Lucio Biscaglia, Maria Bisulli, Daniele Borghi, Stefano Botti, Lucio Braglia, Fausto Branchetti, Martina Bua, Silla Bucci, Sonia Buffagni, Antonella Buffagni, Giovanna Calvi, Francesco Campani, Mauro Canovi, Luisa Casagrande, Luciana Caselli. Romeo Catellani, Alessandro Celli, Lorella Corghi, Paola Crescimbeni, Mario Dallasta, Francesco Dimaggio, Alessio Dimaggio, Angela Ferrari, Diva Ferrari, Francesca Ferrari, Gabriele Ferretti, Simone Fontanesi, Filippo Fracassi, Massimiliano Fracassi, Gabriel Gaiba, Simone Galvani, Giovanni Galvani, Stefania Gargano, Massimo Gazza, Cecilia Gorini, Tommaso Gorini, Maurizio Gozzi, Sergio Guaitolini, Anita Guidazzi, Monica Guidetti, Federico Lacche, Francesca Lumini, Arianna Magnani, Marina Mainini, Monica Malossi, Aldo Marconi, Carlo Marra, Giovanni Mattia, Andrea Mazzoli, Elvira Meglioli, Stefano Melandri, Luca Melfi, Maurizio Miati, Cesare Minghini, Federico Mongardi, Sebastiano Monorchio, Mauro Montagnani, Paolo Montalti, Gianni Monte, Giuliana Motti, Laura Nepoti, Silvia Noè, Vanni Orlandini, Alessia Patriarchi, Sandro Pecorella, Luigi Pecorella, Agnese Pecorella, Giuseppe Pezzarossi, Annalisa Pezzi, Chiara Piacentini, Silvia Piccinini, Damiano Pignedoli, Mariagrazia Pioli, Corrado Pizzetti, Alessandro Pompili, Giuliano Quaiotti, Letizia Ragnetti, Flavia Rapaggi, Domenico Reverberi, Raffaella Ricci, Valerio Rinaldini, Massimo Rinaldini, Angelo Riva, Germana Rivi, Silvia Roda, Massimo Romei, Annarosa Rossi, Riccardo Rossini, Federica Sabbioni, Luigi Salsi, Pierpaolo Salvarani, Andrea Saracco, Potito Scalzulli, Cristina Solustri, Ivan Soncini, Giuseppe Staccia, Silvano Strozzi, Luigi Tabanelli, Roberta Teneggi, Daniele Tissone, Giampaolo Ugolini, Riccardo Valeriani, Alessandra Vanelli, Pina Varvara, Natale Vitali, Alfreda Zanforlin, Luca Zonarelli.



C'è 1 Commento

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  1. GIOVANNI

    vergognatevi a sottoscrivere una petizione simile. reggio emilia merita procuratori imparziali e che non guardano in faccia nessuno. mescolini che indagava solo a destra, vedi pagliani e bernini, bevilacqua che si faceva pagare l’affitto di casa dal comune di reggio. cose che a raccontarle non ci si crede


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