Macché osservare, bisogna agire

OsservaRE Dallasta Massari Ferrari – CIRE

C’è qualcosa di profondamente rivelatore, quasi involontariamente comico, nella nascita di un organismo chiamato “OsservaRE”. Le due maiuscole finali, pensate per evocare Reggio Emilia, non aggiungono identità ma confermano un riflesso stanco: lo stesso espediente grafico ripetuto per decenni – REstate, MiglioraRE, RicercaRE – fino a svuotarsi di qualsiasi significato. Anche nel nome, dunque, si coglie il tratto distintivo dell’operazione: una creatività formale che maschera l’assenza di sostanza.

Il nuovo soggetto promosso da Confindustria insieme agli enti locali della provincia si propone di monitorare il quadro socioeconomico. Un intento, sulla carta, ineccepibile. Nella realtà, ridondante fino all’inutilità. Perché Reggio – e con essa gran parte del Paese – non soffre di deficit informativo, ma di eccesso di intermediazione. Di tavoli che si moltiplicano, di analisi che si accatastano, di report che nessuno legge e che, soprattutto, non cambiano nulla.

Esistono già le Camere di commercio, esistono osservatori, centri studi, associazioni di categoria, fondazioni, agenzie. Un ecosistema affollato che da anni “osserva” con zelo crescente e risultati decrescenti. Ogni nuova struttura che si aggiunge a questo sistema non colma un vuoto: lo amplifica. È burocrazia che genera altra burocrazia, in un ciclo autoreferenziale che finisce per assomigliare più a una patologia che a una funzione.

Il punto è semplice, quasi brutale nella sua evidenza: Reggio non ha bisogno di essere osservata. Ha bisogno di essere liberata. Liberata da un eccesso di apparati, di livelli decisionali, di corpi intermedi che hanno smarrito la loro ragion d’essere e che oggi sopravvivono più per inerzia che per utilità. Liberata da una cultura amministrativa che confonde l’analisi con l’azione, il monitoraggio con il governo, la presenza istituzionale con l’efficacia.

La vera agenda dovrebbe essere un’altra, diametralmente opposta: deburocratizzare, semplificare, ridurre. Una spending review non evocata ma praticata, che metta in discussione strutture, duplicazioni, personale e costi. Meno enti, meno livelli, meno intermediazioni. Più responsabilità diretta, più velocità, più spazio per chi produce valore reale. Perché le imprese – quelle che tengono in piedi questo territorio – non hanno bisogno di essere osservate. Hanno bisogno di essere lasciate lavorare. Sono già perfettamente in grado di competere, innovare, internazionalizzarsi. Ciò che le frena non è la mancanza di analisi, ma l’eccesso di vincoli: fiscali, normativi, amministrativi.

Continuare a costruire “osservatori” mentre il sistema arranca è una forma di rimozione. È l’illusione che studiare un problema equivalga a risolverlo. Non è così. A forza di osservare, si finisce per assistere – passivamente – al proprio declino.

E il rischio, per Reggio, è esattamente questo: che un rallentamento già visibile diventi strutturale. Non per mancanza di risorse, né di competenze, ma per incapacità di tagliare ciò che è superfluo.

Le responsabilità, in questo scenario, sono chiare. Non delle imprese, che continuano a fare il loro mestiere nonostante tutto. Ma di un establishment locale che sembra incapace di mettere in discussione sé stesso, preferendo moltiplicare le sedi di analisi piuttosto che ridurre i centri di costo.

“OsservaRE” è, in fondo, un sintomo. Non il problema principale, ma la sua rappresentazione più nitida. L’ennesima prova che si è scelto di guardare, ancora una volta, invece di agire.




C'è 1 Commento

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  1. kursk

    Questa Giunta dovrebbe dimettersi in toto, con effetto immediato (ed è gia’ troppo tardi). Che se ne andassero a pescaRE, pedalaRE, zappaRE, tutto quello che vogliono tranne amministrare anche solo una assemblea condominiale…..


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