Per qualche giorno ho cercato di guardare dritto, lungo la carreggiata, senza cedere alla tentazione di dare una sbirciatina. Poi, anche perché se vieni da Scandiano o Canali non puoi farne a meno, la realtà mi si è disvelata davanti agli occhi.
Quell’enorme prato verde che collegava la città alla campagna, che ha accompagnato l’esistenza di noi reggiani per almeno un secolo, che era meravigliosamente resistita alla direttrice di via Croce e alla zona “in” di via Manenti senza subire orrori e martirii e riflettendo ogni primavera il verde più verde che si potesse ammirare in città, è morto.
L’avevano intitolata a Rosa Luxemburg, i nostri topografi comunisti, ignorando probabilmente il motto più celebre dell’eroica rivoluzionaria tedesca: “Socialismo o barbarie”.
Un secolo più tardi, e a qualche migliaio di chilometri, il socialismo è scomparso ma la barbarie se la cava benissimo. Cara compagna Rosa, cosa diresti oggi di un meraviglioso spazio verde cittadino distrutto per fare spazio all’ennesimo centro commerciale, uno dei tanti simboli del capitalismo trionfante. Proprio a te, questo oltraggio?
E ai tuoi eredi più o meno confusi che sembrano scoprire il valore della Terra proprio mentre la spremono e la sfruttano per arricchire i conti nelle Merchant Bank internazionali, chissà cosa diresti? Parleresti ancora di barbarie?






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