Lo scoglio giustizia tra Pd e 5S

giustizia tribunale rosso

La Costituzione indica con chiarezza un principio di valore universale: la pena deve tendere alla rieducazione del condannato e va intesa non come forma di vendetta dello Stato nei confronti del singolo ma come perimetro nel quale ricostruire l’integrità morale e civile di chi ha sbagliato. È una pagina particolarmente alta della Carta, contenuta nell’articolo 27, e pone un cardine fondamentale allo Stato di diritto. Non dovrebbe esistere il “fine pena mai”. La possibilità di riscattarsi deve essere concessa a chiunque.

Come sia stato possibile che nel nostro Paese, culla del diritto nei secoli, sia accaduto un ribaltamento delle posizioni politiche in base alle quali la sinistra sia diventata in gran parte giustizialista e la destra, per converso, si manifesti garantista è un paradosso nel quale potranno meglio districarsi gli storici, ma nel contempo è un fenomeno che tocca anche noi. A livello internazionale, con rare eccezioni, la tutela dei diritti umani e civili è patrimonio ideale della sinistra e delle forze progressiste. Al contrario, le destre di varia collocazione spingono i temi che appartengono alla tradizione conservatrice: legge e ordine, anzitutto. E alla destra fanno riferimento le classi medio-alte ostili alla mobilità sociale, più inclini a mantenere lo status quo.

Nel secondo dopoguerra italiano il Pci di Togliatti non fu mai vicino al potere giudiziario, anche perché di norma la magistratura si era formata negli anni del fascismo e tendeva a premiare i ricchi a danno dei poveri. Che il giustizialismo fosse un tema di classe lo cantavano anche i grandi artisti come Fabrizio De Andrè (memorabile in tal senso il brano “Un giudice”, tratto dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters). Solo negli anni Settanta, con la nascita della corrente “Magistratura democratica”, giudici e pm di sinistra si organizzarono e riuscirono ad acquisire un peso importante, tuttora di vasto rilievo nella competizione tra correnti (anche qui) che agita il potere giudiziario.

Ma l’appartenenza politica può essere compatibile con l’attività di magistrato? Sarebbe interessante sentire in tal senso il parere degli italiani. I quali, non va dimenticato, votarono negli anni Ottanta per la responsabilità civile dei giudici quando sbagliano, salvo poi schierarsi in massa per la decapitazione dei partiti della Prima Repubblica per mano giudiziaria.

Penso a ciò che resta autenticamente “di sinistra” nel Pd e vi trovo contraddizioni inspiegabili. Come si può pensare di stabilire un’alleanza strategica con i Cinque Stelle di Conte e Grillo, interpreti del peggiore forcaiolismo tricolore, intestandosi al tempo stesso battaglie per i diritti civili più o meno urgenti?

Viene da chiedersi: perché il Pd non apre bocca sulla disastrosa situazione nelle carceri italiane? Un anno fa ci fu una strage nel carcere di Modena, finita nel dimenticatoio con i suoi morti, ragazzi immigrati messi dentro per qualche grammo di marijuana. Silenzio. E perché non si ricomincia a parlare di poveri disgraziati messi a servizio delle varie mafie gettati sulle strade a spacciare, il cui sogno di un futuro migliore termina con un andirivieni tra galera e presunta libertà?

Il Pd si è isolato dal tema-giustizia perché i suoi vertici, temo Letta compreso, non hanno la forza di affrontare l’argomento con gli alleati grillini. Come sempre, è questione di potere: di gruppi, di élite, di carriere individuali.

Esistono oggi in Italia culture politiche senza patria e senza rappresentanza. Prevale la delusione. Pochi hanno voglia di parlare di politica perché ci sono altre più urgenti priorità: non ammalarsi, curare i propri cari, cercare di sopravvivere economicamente. La fine della pandemia ci consegnerà un paese più diviso di prima, probabilmente più egoista, certo più sofferente. Penso che altre forme di organizzazioni politiche si manifesteranno. Ma non credo alle modificazioni genetiche tra forze incompatibili. Se, come sembra possibile, i grillini diventassero azionisti di maggioranza della sinistra italiana, significherebbe che la sinistra italiana è definitivamente sepolta.




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