L’inquietudine ci pervade come la ‘peste’

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Come il PIL nazionale anche le pagine di questa prima lettura agostana sono drasticamente crollate. Non disperate però, perché è crollo solo quantitativo compensato dal peso specifico della qualità della scrittura e della storia, che non vi lascerà per nulla indifferenti. L’effetto che ha avuto su di me.

«Il cammino appena tracciato, seguiva quello che era stato una volta l’argine della ferrovia, che da tanti anni nessun treno percorreva. A destra e a sinistra, la foresta che ricopriva e gonfiava i pendii dell’argine lo circondava di un’onda verdeggiante di alberi e arbusti. Il cammino non era che una semplice pista, larga appena quel tanto che occorreva per lasciare passare un uomo, solo un sentiero per animali selvaggi. Qua e là appariva un pezzo di ferro rugginoso…».

Un attacco carico d’incognite in una terra prima, sicuramente, civilizzata, poi ritornata allo stato selvaggio. Che cosa è accaduto? Solo un grande scrittore (e giornalista, ha seguito dal fronte la guerra russo-giapponese) è capace di trascinare, con pochi ed essenziali tocchi, noi lettori nel mondo che sta per schiudersi davanti ai nostri occhi. Lo scorrere le pagine di un classico della letteratura, qual è Jack London, in una fase del mondo, che sarà raccontata nei libri di storia, non ci conforta, purtroppo. Anzi, all’inquietudine che già ci pervade, visti i tempi in cui ci è dato vivere, “La peste scarlatta” ci proietta in un’epoca totalmente destabilizzata… che reclama i propri eroi.

«I batteriologi avevano pochissime probabilità di combattere i germi. Venivano uccisi nei laboratori … Erano degli eroi».

Smith, il protagonista ormai vecchio, racconta, seduto sulla sabbia di una spiaggia californiana, a una giovane platea, non proprio numerosa, com’era il mondo sessant’anni prima, nel 2013, quando tutto era in ordine e i poveri lavoravano per i ricchi che ricchi già erano. A London la critica sociale non ha mai fatto difetto. Anche nel mondo post-apocalittico che la peste scarlatta ha provocato, azzerando le diseguaglianze sociali ed economiche, il ricordo di com’era ingiusta la società capitalistica rivive attraverso il racconto di Smith.

Accanto alla critica dell’“economia politica”, nel breve romanzo dello scrittore americano trova spazio una domanda che non ha tempo e sembra non trovare mai una risposta: perché la peste scarlatta ha risparmiato uomini malvagi? «Sembrerebbe che – riflette Smith – nonostante le nostre idee metafisiche sulla giustizia assoluta, non ci sia giustizia nell’Universo». Una riflessione che sicuramente ha sfiorato almeno una volta ciascuno di noi…

Il romanzo, pubblicato per la prima volta sulle colonne della “London Magazine” nel 1912, ha avuto diverse edizioni. Bene ha fatto la casa editrice Tarka a riproporcelo oggi. Uno stimolo in più per riflettere sulla condizione umana, che è poi la nostra, dopo la clausura, il distanziamento, il filtro per naso e bocca… e i vari interrogativi come corollario.

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia

Jack London, La peste scarlatta, Tarka, pp. 112, 11,00 euro (recensioni di Glauco Bertani)

 

I nostri voti


Stile narrativo
7
Tematica
7
Potenzialità di mercato
7