Il procuratore Nicola Gratteri, parlando con una giornalista del Foglio, ha detto: “Con voi faremo i conti dopo il referendum”. Un pubblico ministero che minaccia un giornale: già questa frase basta a capire la gravità del fatto.
In una democrazia la magistratura ha poteri enormi. Proprio per questo deve usare misura istituzionale, non linguaggi da resa dei conti. Un pm non può trattare la stampa come una controparte da intimidire. I giornali controllano il potere, non stanno sotto tutela dei magistrati. Da anni una parte dell’opinione pubblica presenta Gratteri come una figura intoccabile, una sorta di Madonna pellegrina dell’antimafia. Ma nelle istituzioni non esistono santi civili.
Forse non è un caso che Giorgio Napolitano, quando si discusse del governo Renzi, lo volle escludere dalla lista dei ministri. Perché un magistrato che minaccia un giornale non è un simbolo. È un problema. Problema che si aggraverebbe qualora le minacce di Gratteri non determinassero quantomeno conseguenze disciplinari.






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