Continua a far discutere l’aggressione a una lavoratrice della biglietteria di Trenitalia, avvenuta nella mattinata di martedì 20 ottobre all’interno della stazione ferroviaria storica di Reggio Emilia. La vittima è finita al pronto soccorso, poi è stata dimessa con una prognosi di sei giorni.
Ma la polemica nasce soprattutto dal “destino” dell’aggressore: presenza abituale dello scalo reggiano, l’uomo, già noto alle forze dell’ordine e nei cui confronti risulterebbero precedenti segnalazioni e denunce per fatti di varia natura, è stato denunciato in stato di libertà ed è già tornato a farsi vedere dalle parti di piazzale Marconi.
“Ci sono arrivate anche le foto dai lavoratori. È intollerabile, quale sicurezza stiamo garantendo?”, si chiede Manola Cavallaro, segretaria regionale della Fit Cisl: “Parlo da sindacalista e parlo da donna: la vicenda di Reggio è una ferita che riguarda tutte noi, la paura non può diventare un rischio professionale, né una condanna dopo l’aggressione. Quella lavoratrice si chiederà se incontrerà ancora quell’uomo, cosa accadrà, chi ci sarà a difenderla. Sì, sono domande che avrebbero bisogno di una risposta con fatti misurabili, perché quando chi lavora si sente abbandonato o spaventato, a perdere fiducia nello Stato è un’intera comunità”.
La stazione storica, secondo il sindacato, “è l’epicentro di un problema di sicurezza che Reggio affronta da anni, tra una zona rossa sperimentata e poi naufragata, militari e controlli”.
Presìdi e controlli “sono necessari”, precisa Cavallaro, “ma non bastano se non si riesce a prevenire nuove violenze. È anche una questione di rispetto per la Polfer e le altre forze dell’ordine: il loro lavoro non può essere vanificato nei meandri di un sistema che evidentemente non funziona. Chi vive nel degrado non può trasformare la stazione in casa propria, e chi commette reati deve incontrare il muro della certezza della pena, così come chi subisce violenza deve avere anzitutto la certezza di una protezione duratura. Senza entrambe, lo Stato perde credibilità”.
Cavallaro richiama anche il caso di Alessandro Ambrosio, il capotreno di 34 anni ucciso il 5 gennaio scorso nel piazzale Ovest dell’area ferroviaria di Bologna. L’uomo accusato dell’omicidio era già noto alle forze dell’ordine: “Non possiamo rassegnarci a scoprire, dopo ogni tragedia, che certi segnali erano già conosciuti”, sottolinea la sindacalista. “Non aspettiamo l’ennesima vittima per affrontare il problema, perché il rischio investe molte stazioni della regione, nelle quali biglietterie, personale viaggiante e operatori della sicurezza lavorano troppo spesso esposti alle aggressioni”.
I sindacati hanno già chiesto un tavolo urgente in Prefettura con Polfer, Rfi – Rete ferroviaria italiana, Trenitalia, Fs Security e istituzioni. Ora Cavallaro, Gaetano Capozza (segretario reggiano della Fit Cisl) e Francesco Bertone (coordinatore Fit Cisl dell’area contrattuale Mobilità ferroviaria) ribadiscono la ricetta per la sicurezza: “Servono presìdi continuativi nelle stazioni critiche, più personale di sicurezza, allarmi agli sportelli, videosorveglianza efficiente, anche con tecnologie intelligenti, accessi ai binari controllati e tornelli dove realizzabili, procedure d’intervento rapido”.
Ma c’è anche un’altra richiesta: che si renda effettivo il diritto del personale a sospendere l’attività lavorativa in caso di grave pericolo, senza sanzioni. La procedura si chiama “Stop Work Authority”: il sindacato cislino darà indicazioni ai lavoratori e alle lavoratrici di utilizzare questa opzione, inserita nell’ultimo contratto rinnovato dei ferrovieri.






Non ci sono commenti
Partecipa anche tu