“Di un bastardo come La Russa non ho bisogno di parlare, la cosa vergognosa è che un bastardo del genere sia la seconda carica dello Stato”: è polemica sulle parole pronunciate domenica scorsa sul palco di “Il voto è libertà”, la manifestazione organizzata a Roma dalla Cgil, una “maratona contro l’astensionismo” in vista dei referendum dell’8-9 giugno sulla cittadinanza e sul lavoro.
Frasi che non potevano certo passare inosservate, a maggior ragione visto che a pronunciarle è stato un personaggio noto come Adelmo Cervi – nipote di quei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti a Reggio nel 1943 – durante un discorso pubblico, per di più a favore di telecamera.
A scatenare la reazione scomposta di Cervi era stata una precedente dichiarazione del presidente del Senato che, durante un’iniziativa di Fratelli d’Italia, aveva esplicitato la sua posizione di fatto astensionista sui quesiti referendari di giugno, aggiungendo che avrebbe invitato le persone a non andare a votare.
E infatti la polemica è subito divampata, con i parlamentari di Fratelli d’Italia che hanno immediatamente chiesto al segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini di dissociarsi: “A La Russa sono stati rivolti insulti inaccettabili, Landini si dissoci”, hanno detto. Richiesta respinta al mittente nel silenzio, visto che Landini non ha voluto commentare quanto accaduto durante la manifestazione.
Ad abbassare i toni è stato poi lo stesso La Russa: il presidente del Senato, a Bruxelles per visitare una mostra in ricordo di Sergio Ramelli all’Eurocamera, ha scelto di non accendere ulteriormente lo scontro: “Non dobbiamo accettare nessun tipo di provocazione che vorrebbe far scendere il confronto politico a un livello incivile. A noi interessa continuare a camminare lentamente nella direzione di un riconoscimento reciproco della libertà di esprimere le proprie idee”.






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