La Mensa Caritas di Reggio festeggia i 25 anni di attività: via la plastica, ora è tutto in materiale compostabile

Mensa Caritas Reggio compostabili

La Mensa Caritas di Reggio festeggia quest’anno le “nozze d’argento”: 25 anni di attività che hanno visto l’evolversi veloce e vorticoso di un mondo e di una società che ne hanno segnato e plasmato organizzazione e struttura, ferma restando la missione del servizio ai più poveri e la valenza pedagogica del volontariato.

Proprio in questi giorni la Mensa Caritas ha ulteriormente messo in pratica un indirizzo che negli ultimi anni è stato indicato anche dalla Chiesa e dallo stesso Papa Francesco: l’attenzione all’ambiente e alle scelte che hanno ripercussioni sul clima e sulla salute. Per questo motivo tutto il materiale di consumo quotidiano (piatti, bicchieri, posate, tovaglioli e contenitori per l’asporto) della mensa sono ora in materiale compostabile.

La novità consentirà di sostituire gli oggetti in plastica finora utilizzati con altri oggetti fatti di un materiale molto meno inquinante e totalmente recuperabile grazie alla raccolta differenziata dell’organico, permettendo così di eliminare i due grandi sacchi di rifiuto indifferenziato (non riciclabile) prodotto fino ad oggi dalla mensa per ogni giorno di attività.

A dimostrare l’importanza ambientale di questa scelta sono i numeri: la Mensa Caritas reggiana distribuisce infatti oltre 50mila pasti all’anno, con relativi coperti (piatti, bicchieri, posate, tovaglioli e contenitori per l’asporto).

La svolta verso i materiali compostabili comporta un costo maggiore per il servizio (circa 7mila euro in più all’anno), che verrà in parte coperto con il risparmio sulla bolletta della luce: pochi mesi fa, infatti, sul tetto della mensa è stato installato un sistema di pannelli fotovoltaici che permettono di produrre in modo pulito l’energia elettrica necessaria per il funzionamento della struttura della mensa e di tutto il complesso “Querce di Mamre”, che ospita anche il centro di ascolto e l’ambulatorio.

“Siamo orgogliosi di anticipare quelle che saranno disposizioni di legge per l’eliminazione della plastica”, ha spiegato con soddisfazione il direttore della Caritas Isacco Rinaldi: “Vogliamo continuare a mettere in pratica, con coerenza, quanto si proclama nella teoria, anche se con maggiori spese”.

Le scelte intraprese dalla mensa, ha sottolineato il direttore, “crediamo siano pedagogiche e di testimonianza anche per altre realtà, per tutte le persone che si alternano nel servizio e per gli utenti (che riceveranno anche per l’asporto lo stesso materiale), in modo da moltiplicare un’ormai inderogabile sensibilità per l’ambiente che si coniuga molto bene con la cura e il servizio all’uomo, che in mensa viene incontrato in un particolare momento di bisogno ma che permette di coltivare relazioni positive e una ecologia umana altrettanto necessaria in questa società”.

La Mensa Caritas, con queste azioni, cerca dunque di mettere in pratica gli insegnamenti della Chiesa contenuti nella seconda enciclica di papa Francesco “Laudato Si’”, scritta a quattro mani con papa Benedetto XVI e che ha introdotto una svolta nella riflessione ecclesiale sui temi dell’ambiente e sulla “cura della casa comune”.

Al n. 211 dell’enciclica, infatti, si può leggere che “È molto nobile assumere il compito di avere cura del creato con piccole azioni quotidiane, ed è meraviglioso che l’educazione sia capace di motivarle fino a dar forma ad uno stile di vita. L’educazione alla responsabilità ambientale può incoraggiare vari comportamenti che hanno un’incidenza diretta e importante nella cura per l’ambiente, come evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili, e così via. Tutto ciò fa parte di una creatività generosa e dignitosa, che mostra il meglio dell’essere umano. Riutilizzare qualcosa invece di disfarsene rapidamente, partendo da motivazioni profonde, può essere un atto di amore che esprime la nostra dignità”.



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