In Emilia-Romagna approvata la legge regionale sulle cooperative di comunità

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Mercoledì 27 luglio l’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato all’unanimità il progetto di legge regionale proposto dalla giunta Bonaccini sulle cooperative di comunità, quelle imprese attive in diversi settori che nascono dalla volontà – da parte di gruppi di cittadini residenti – di frenare lo spopolamento, riqualificare gli spazi pubblici e contribuire alla coesione sociale e allo sviluppo sostenibile in contesti territoriali fragili, quelli con pochi servizi alla persona e scarse opportunità occupazionali: ad esempio piccoli borghi e paesi, soprattutto nelle zone montane e nelle aree interne, ma anche le periferie più vulnerabili delle città.

Un modello di innovazione sociale piuttosto recente – anche se le prime cooperative del genere si sono sviluppate negli anni Ottanta e Novanta in provincia di Reggio – che va sempre più affermandosi, ma che ancora oggi in Italia non ha un riconoscimento giuridico specifico.

Con la nuova legge regionale sulle cooperative di comunità, che era uno degli obiettivi individuati dal Patto per il lavoro e per il clima, l’Emilia-Romagna ha dunque colmato questa lacuna, almeno per quanto riguarda il proprio territorio.

La legge, che prevede un finanziamento di 500.000 euro nel triennio 2022-2024, si compone di nove articoli: un impianto snello che fissa regole minime ma senza rischiare di limitare un’attività che, per propria natura, si basa sulla collaborazione tra i cittadini e spazia tra settori, obiettivi e utenti diversi.

Richiamandosi ai principi alla base della cooperazione mutualistica, così come regolata dal Codice civile, la legge regionale definisce il ruolo e la funzione delle cooperative di comunità, raccogliendole in un elenco apposito. Il provvedimento, tra le altre cose, prevede la possibilità che le cooperative di questo tipo possano individuare forme di raccordo delle attività svolte con quelle delle amministrazioni pubbliche, anche attraverso l’adozione di specifiche convenzioni, e introduce una serie di incentivi specifici in aggiunta a quelli già conseguibili dalle cooperative tradizionali: tra questi la possibilità di ottenere l’utilizzo di aree o beni immobili pubblici inutilizzati o confiscati alla criminalità organizzata e mafiosa e l’affidamento di lavori e servizi.

Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2021 in Emilia-Romagna erano presenti 33 cooperative di comunità associate: 26 in aree interne o rurali, 5 in area urbana e due in territori comunali di cintura; varie le attività svolte, dalla promozione turistica fino alle attività agricole, sociali e culturali.

Le cooperative di comunità, come hanno sottolineato il presidente della Regione Stefano Bonaccini e l’assessora regionale alla montagna Barbara Lori, “hanno un ruolo importante per le aree più fragili del territorio, a partire da quelle interne e montane, e la centralità del capitale umano in questo tipo di impresa ne fa uno strumento di grande impatto in contesti spesso piccoli e problematici. La legge approvata consentirà alla Regione di sostenere le cooperative di comunità dentro un quadro normativo più certo: da tempo, infatti, sul nostro territorio sono presenti esperienze interessanti che producono ottimi risultati”.

La legge regionale è stata oggetto di un approfondito iter durato diverse settimane, con tanto di “visita sul campo” dei componenti della commissione politiche economiche della Regione, che si sono recati di persona sull’Appennino reggiano per confrontarsi con tre importanti cooperative di comunità della zona, che hanno svolto un ruolo importante per la tenuta socio-economica delle rispettive realtà territoriali.



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