La crisi del commercio al dettaglio in Italia si riflette in modo drammatico anche in Emilia-Romagna. I dati presentati nei giorni scorsi da Confcommercio non lasciano spazio a interpretazioni: sul territorio regionale si stima la presenza di oltre settemila negozi sfitti, pari al 15% della rete distributiva complessiva.
Nel 2024 in Emilia-Romagna le imprese del commercio al dettaglio hanno fatto segnare un saldo negativo (più chiusure che aperture): -666 unità. Uno scenario che si inserisce in un contesto nazionale in cui, tra il 2012 e il 2024, la contrazione è stata severa in quasi tutti i comparti, con un calo di quasi 118.000 imprese del commercio al dettaglio in sede fissa e di circa 23.000 attività ambulanti – per una riduzione totale di oltre 140.000 unità.
Il settore più colpito è stato quello dei distributori di carburante (-42,2%), seguito da quello degli articoli culturali e ricreativi (-34,5%) e quello del commercio non specializzato (-34,2%). Senza l’introduzione di misure correttive, l’Ufficio studi di Confcommercio ha stimato una potenziale scomparsa di altre 114.000 imprese al dettaglio entro il 2035 – ovvero oltre un quinto delle attività oggi esistenti. Questo trend, alimentato da consumi insufficienti, modifiche nelle abitudini di spesa delle persone e diffusione dell’online, minaccia in particolare le città medio-grandi del centro-nord Italia, rendendo il rischio di desertificazione commerciale un’emergenza anche in Emilia-Romagna.
Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia-Romagna, ha lanciato un appello affinché si agisca subito per affrontare il problema, sottolineando come il declino del commercio eroda anche la vitalità dei centri urbani. “I nostri 7.029 negozi sfitti non sono un dato statico, ma la prova visibile di un drammatico calo delle imprese che sta prosciugando il cuore pulsante delle nostre città e dei centri storici. Questa emorragia di attività commerciali non solo compromette l’economia, ma distrugge il presidio sociale e la sicurezza dei quartieri. Dobbiamo agire subito, con la massima concretezza, per scongiurare una desertificazione altrimenti irreversibile”.
Per Postacchini è necessario concentrare gli sforzi sui meccanismi che possono invertire rapidamente il trend negativo: “La priorità è la rigenerazione urbana, anche attraverso l’attivazione degli hub urbani e di prossimità. In Emilia-Romagna siamo pronti a partire. Questi hub devono servire come catalizzatori di servizi e nuove attività, sfruttando strumenti come i patti locali per la riattivazione dei locali sfitti, con canoni di affitto calmierati, e promuovendo l’animazione urbana e l’accompagnamento all’avvio d’impresa. È fondamentale che Regione e Comuni in Emilia-Romagna si dotino di programmi pluriennali per l’economia di prossimità: non possiamo aspettare il 2035 per contare altre imprese perdute. L’azione deve essere immediata e congiunta per proteggere il valore irrinunciabile delle nostre economie di prossimità”.






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