Il vescovo Camisasca: non perdiamo tempo, dobbiamo ricostruire la nostra comunità

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“Basta con i lamenti, non perdiamo tempo: mettiamoci a studiare e a lavorare insieme”; è l’esortazione centrale venuta dall’intervento del Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, mons. Massimo Camisasca, all’incontro con le cooperatrici e i cooperatori di Confcooperative, avvenuto nella sede della centrale cooperativa in vista della 49.a settimana sociale dei cattolici italiani.

Un confronto che si è avviato proprio parlando del documento elaborato a livello nazionale dalla centrale cooperativa in previsione dell’appuntamento di Taranto, con particolari approfondimenti su giovani, lavoro, ambiente e, soprattutto, circa la necessità – sottolineata dal delegato CEI per Confcooperative, don Mario Diana – di un nuovo patto comunitario, su questi temi, per accompagnare un post-covid segnato da uno sviluppo che abbia al centro le persone e le comunità, riscoperte nella loro centralità proprio nella lunga fase pandemica.

“Abbiamo bisogno – ha aggiunto al proposito il direttore nazionale di Federcasse, Sergio Gatti – di costruire un nuovo modello di sviluppo fondato sulla pluralità delle forme organizzative, su investimenti in formazione, sull’assunzione di nuove responsabilità personali, sulla centralità della questione del lavoro e sul protagonismo delle comunità, senza il quale non si va avanti né con l’Agenda 2030 né con il PNRR, perché parlare di ecologia integrale, come si sta facendo, non significa pensare solo alla questione ambientale, quanto invece a politiche sociali, economiche, istituzionali e culturali, includendo le coscienze individuali”.

Un forte richiamo, dunque, a quella dimensione comunitaria e di fraternità ampiamente ripresa dal Vescovo Camisasca, che ha evidenziato come oggi stia prevalendo, in realtà, una linea di individualismo di cui hanno bisogno l’economia (chi è solo e ha meno vincoli è disponibile o è costretto a spendere di più in beni e servizi) e le stesse tecnologie che si espandono, soprattutto nella comunicazione, per generare relazioni virtuali (i social) in una situazione di povertà di quelle reali.

La presenza di Dio – ha detto mons. Camisasca – si è sempre più oscurata in Europa, al punto che lo stesso termine “creazione” è stato sostituito da “natura”; in questo modo all’origine del mondo c’è il caso o il caos, ma non più la fraternità.
“Mi ha molto colpito – ha proseguito Camisasca – che nel pieno della massima fragilità dell’uomo segnata dalla malattia e dall’impossibilità di vedere e accompagnare i propri cari, vi fossero ancora segni di potenza e non si parlasse della fragilità”.

“Portate queste cose nelle vostre riflessioni” – ha aggiunto il Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla rivolgendosi ai cooperatori di Confcooperative – “perché non possiamo rifondare l’esigenza della comunità su interessi, ma sulla fraternità, e noi abbiamo la responsabilità di far comprendere che Dio non è un avversario, ma un alleato”.
E dell’esigenza di un nuovo patto comunitario ha parlato, concludendo i lavori, il presidente di Confcooperative, Matteo Caramaschi.

“Come cooperazione – ha detto – siamo chiamati ad una grande sfida per riaffermare, proprio nel momento in cui sembra prevalere l’individualismo, principi di equità e giustizia sociale, di responsabilità individuale e collettiva, di inclusione dei giovani, delle donne e delle persone più fragili. Dobbiamo mettere in atto azioni concrete e coraggiose che servano ad affermare e a tutelare i bisogni di interi ceti sociali che stanno rischiando di essere soffocati dalla speculazione che si riscontra, ad esempio, su molte materie prime essenziali, con effetti via via progressivi che potrebbero portare a condizioni di fragilità anche quanti, oggi, pensano di potersi difendere da soli”.



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