Lo Stato presenta il conto alla famiglia del boss Totò Riina. Ai parenti del padrino corleonese di Cosa nostra, morto il 17 novembre 2017, è stata notificata da Riscossione Sicilia una cartella esattoriale di circa 2 milioni di euro per le spese sostenute per il mantenimento in carcere del capomafia.
L’iniziativa di recupero del credito è partita dal carcere di Parma, ultimo istituto penitenziario ad accogliere l’ex boss. La famiglia fa sapere che non ha intenzione di pagare e che “non è tenuta a farlo”. La famiglia ritiene di non avere alcun obbligo a pagare quel conto altissimo. “A noi sembra una boutade perché la legge esclude espressamente che il rimborso per le spese di mantenimento in carcere si estenda agli eredi del condannato. Perciò stiamo studiando bene la questione per vedere in che termini è”, ha commentato il legale dei Riina, Luca Cianferoni. L’avvocato fa riferimento all’articolo 189 del codice penale che, dopo aver disposto l’obbligo per il detenuto di rimborsare le spese sostenute dall’Erario dello Stato per il suo mantenimento in cella, esclude che l’obbligazione si estenda agli eredi: in questo caso moglie e figli del capomafia corleonese.






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