“Un’esperienza di formazione sociale e politica. I Gesuiti a Reggio Emilia”. Questo è il titolo dell’opera del reggiano Luigi Bottazzi, ex consigliere regionale e presidente del Circolo di cultura Giuseppe Toniolo, frutto di un lavoro di ricerca e sistemazione testi che è durato oltre due anni consultando gli archivi di Reggio, Guastalla, Gallarate, Milano e Roma.
Il libro racconta della vicenda del centro Sacro Cuore di Baragalla di Reggio Emilia, attivo dal 1958 al 1975 e voluto e diretto dai Gesuiti milanesi del San Fedele, nel quale operò, esperienza unica in Italia, una scuola di formazione sociale e politica (1959-1966) ideata e condotta dagli stessi padri con la collaborazione di grandi figure di studiosi e accademici cattolici, quali Mario Romani, Giuseppe Lazzati, Siro Lombardini, Francesca Duchini, Luigi Frey (e altri ancora), diretta da Padre Rosa, fine giurista e teologo.
L’impostazione e l’avvio della Scuola Superiore di Scienze Sociali, così si chiamava, fu incoraggiato dall’allora vescovo di Milano monsignor Montini e dal suo vicario monsignor Pignedoli (di origini reggiane) e ben accolta dal vescovo di Reggio Emilia, Beniamino Socche. Nei primi anni era frequentata da oltre cento giovani e ragazze diplomati, proveninenti non solo da Reggio, ma anche da Piacenza, Modena, Parma e Mantova. Fu una realtà formativa importante per i giovani cattolici.
Il volume, 249 pagine, riporta una preziosa e puntuale prefazione di padre Arturo Sosa, preposto generale della Compagnia di Gesù, alcuni inediti di Padre Sorge (2004-2018), e gli atti principali del convegno tenuto all’Ifoa il 27 gennaio 2018 sulla Scuola.
Il prezzo di copertina del volume è di 20 euro. I libri si possono richiedere direttamente presso l’Editore Gianni Bizzocchi (piazza Vallisneri, 3-a, 42121 Reggio Emilia) che pratica diverse condizioni di vendita.






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Spero cara Marwa che lei ed i suoi colleghi di partito non abbiate l'ardire e la presunzione di confondere il voto referendario con un plebiscito […]
Privilegi? Quali Privilegi, loro li chiamano diritti, anzi..."tiritti" secondo la nuova vulgata. Per i doveri e le riforme si rimanda alle prossime generazioni.
Esatto, il detto in questione ai miei tempi era usato contro coloro i quali si rendevano protagonisti di vaniloqui o, come nel caso del nostro
A prescindere dal fatto che la legge era scritta male e la possibilità di influenza politica dei magistrati poteva essere alta, rimane il fatto che […]
Agricoltura? Guardi che ci vuole testa, oltre che preparazione, come in ogni attività...e sicuramente più che in certe esternazioni pseudo politiche. Anzi, nel caso citato,