Il progetto vincitore del bando di concorso “per il restauro e valorizzazione del Parco e del Giardino segreto della Reggia di Rivalta” prevede, per un antico filare di gelsi, il trapianto e il trasferimento altrove. Questo filare, del tempo della tenuta agricola Corbelli, lungo 280 metri, verrà collocato, sempre secondo i progettisti, nell’area verde davanti a quel che resta del Palazzo, che verrà anch’esso ristrutturato.
Si tratta di 16 esemplari di Morus alba, alti mediamente sui 9 metri: alcuni di essi hanno una circonferenza del tronco superiore ai tre metri. Trapiantare alberi di queste dimensioni diventa problematico per tutta una serie di motivi storici, botanici, economici e anche affettivi, per cui credo sia necessario un ripensamento su tale operazione.
In primo luogo, nella mappa di Ercole Penaroli del 1693, conservata nell’Archivio Storico di Modena e raffigurante il Palazzo di Rivalta del principe Foresto d’Este, nello stradone centrale è segnata – nell’asse principale – “una piantata di mori”, il nome con il quale un tempo si indicavano proprio i gelsi.

Dal punto di vista botanico poi, come afferma Stefano Mancuso (neurobiologo, insegnante all’Università di Firenze e direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale), le radici degli alberi vicini sono collegate, “comunicano”, e si stabilisce tra di loro una sorta di collaborazione che è pericoloso squilibrare.
Quella del trapianto è un’operazione che necessita tempo, perché va preparata con largo anticipo ed è costosa. Non sempre, poi, il successo è garantito, anzi. Con i gelsi, infine, i reggiani che frequentano la Reggia o per le manifestazioni organizzate dall’associazione “Insieme per Rivalta” o nelle escursioni in bicicletta o a piedi lungo il Parco delle Caprette, si è stabilito un rapporto “affettivo” che non è giusto cancellare.
I gelsi di Rivalta stanno bene dove sono adesso: perché allora collocarli altrove? I progettisti si sono dimostrati disponibili a confrontarsi sulla sorte di questi importanti alberi: è auspicabile allora un confronto serio e che sia presa in considerazione l’eventualità di completare diversamente il progetto.
Nel rendering presentato la sorte di questi alberi non è del tutto chiara e non entra in dettagli, considerati solo dei “particolari”. Aspettiamo e staremo a vedere.
Ugo Pellini







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