Grande festa, aperta a tutti, domenica 16 giugno per celebrare la fine della seconda edizione della Casa del Quartetto, il progetto che per due settimane ha visto la città di Reggio Emilia al centro di un percorso di formazione con giovani quartetti e quartetti docenti, con il tutoraggio artistico di Francesco Filidei, in un circolo virtuoso di masterclass, lezioni aperte e concerti.
Domenica 16, ore 21.00, ai Chiostri di San Pietro, con ingresso libero si potrà assistere al concerto finale, in un’atmosfera di grande suggestione, in uno dei luoghi recentemente ritrovati e forse tra i più belli della città.
Una costante ed instancabile ricerca sul suono è l’aspetto che contraddistingue meglio il percorso del Quartetto Maurice, l’ospite di questa ultima serata. Dopo aver approfondito l’ambito classico, che garantisce un meticoloso approccio alla partitura ed una estrema cura del dettaglio alle esecuzioni, il Quartetto manifesta l’esigenza di porre in primo piano nel proprio repertorio la musica dei secoli XX e XXI, esplorando ogni tipo di linguaggio contemporaneo.
Al Maurice è affidata l’apertura della serata, con l’esecuzione della prima assoluta di Ruggine, per quartetto d’archi ed elettronica, la nuova composizione affidata dalla Fondazione I Teatri a Zeno Baldi, compositore italiano, attivo anche come performer elettroacoustico e sound designer.
Seguirà Grido di Helmut Lachenmann, composto fra il 2000 e il 2001 ed eseguito per la prima volta al Festival di Melbourne nel 2001 dal Quartetto Arditti, Il titolo, Grido, è un acronimo, derivato dai nomi dei musicisti che all’epoca costituivano il Quartetto Arditti.
Seguirà un’altra prima assoluta, una commissione affidata a Claudio Panariello, dal titolo Clever Hans is introduced to Dr. Oskar Pfungst per quattro quartetti d’archi, che sarà eseguita dai quattro quartetti che hanno partecipato alla casa del Quartetto: A&C (Russia), Al Pari (Polonia), Cesar Franck (Italia), Reflex (Svezia, Portogallo). Titolo che val la pena spiegare: Hans l’intelligente (in tedesco der kluge Hans) era un cavallo che si riteneva fosse in grado di eseguire operazioni aritmetiche e altre attività logico-intellettive. Nel 1911, lo psicologo Oskar Pfungst dimostrò che il cavallo non era in realtà capace di operazioni mentali, ma osservava la reazione degli interlocutori. Pfungst scoprì che il cavallo rispondeva direttamente ai segnali involontari del linguaggio, riuscendo a risolvere i problemi che gli venivano sottoposti.






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