Il giorno in cui non eravamo più benvenuti (di Rivy Poupko Kletenik)

entrata Centro internazionale Loris Malaguzzi Reggio Emilia – RC

Angoscia e disperazione. Non c’è altro modo di svegliarsi il 7 ottobre. Ma quest’anno, il terzo, i miei sentimenti sono ancora più dolorosi. Il calendario ha fatto coincidere lo Yahrzeit di mia madre, il 21 di Tishri, con questa data civile così carica di dolore.

E non era tutto. Una telefonata a tarda sera con mia figlia mi aveva lasciata completamente svuotata. La nostra primogenita, la dottoressa Pesha Kletenik, dirige la Manhattan Day School. In questo ruolo sarebbe dovuta partire domenica per l’Italia insieme a una collega, per partecipare allo Study Tour di Reggio Emilia organizzato dal Paradigm Project e dedicato all’educazione della prima infanzia. Ora quel viaggio non si sarebbe più fatto.

Quel giorno avevano ricevuto la notizia: non erano più le benvenute alla conferenza sull’educazione della prima infanzia di Reggio Emilia, a meno che non avessero firmato un documento nel quale prendevano le distanze da Israele e dalle sue politiche.

A quanto pare, in Italia qualcuno aveva passato al setaccio i profili social dei partecipanti. E aveva capito. Mia figlia e la sua scuola? Entrambe sioniste. Le bandiere israeliane e le fotografie dei viaggi in Israele costituivano indizi abbastanza evidenti.

Identificate, messe all’indice, isolate, trasformate in capri espiatori. Etichettate, ridotte a una categoria, considerate indesiderabili. Non c’era più posto per loro a quel tavolo.

Il tavolo di Reggio Emilia: apertura mentale, rispetto del bambino, curiosità, ricerca, libertà di esplorare senza percorsi prestabiliti. Ma non per gli educatori che sostengono Israele. L’ironia toglie il respiro.

Sono profondamente ferita per mia figlia. Una delle persone più sensibili e gentili che conosca, che ha dedicato la propria vita e tutta se stessa ai bambini e al loro diritto a ricevere un’educazione ebraica attenta, consapevole, rispettosa e inclusiva.

Mia figlia è la nipote di una giovane donna coraggiosa che viaggiò in un vagone bestiame da Satmar, in Romania, fino ad Auschwitz; che durante la selezione vide sua madre e le sue sorelle essere mandate a morte davanti ai suoi occhi; che sopravvisse alla condizione disumana del lavoro schiavile. Ottantadue anni dopo, sua nipote, in America, sperimentava un assaggio di quella disumanizzazione.

La dottoressa Kletenik ha raccontato così quanto accaduto alla propria comunità:

«Purtroppo, la città si è opposta alla visita del nostro gruppo al centro e alle scuole dell’infanzia a causa della nostra identità di sionisti. È stata convocata un’assemblea cittadina alla quale hanno partecipato diverse centinaia di persone, mentre all’esterno del centro si svolgeva una grande protesta. Le nostre identità sono state rese pubbliche e i nostri profili social personali e istituzionali sono stati esaminati e descritti come prova del nostro sostegno a Israele e alle Forze di difesa israeliane».

Una conferenza preparata per mesi. E hanno scelto proprio quel giorno per comunicarlo ai partecipanti.

Una coincidenza? Non credo.

Il 7 ottobre sembra essere diventato il giorno in cui le narrazioni vengono rovesciate e il dolore delle vittime cancellato. C’è spazio per ogni sofferenza, tranne quella ebraica.

Sono un’educatrice ebrea profondamente cambiata dall’incontro con Reggio Emilia. Basta pronunciarne il nome e torno immediatamente a quel mondo fatto di conferenze, seminari, visite alle scuole, libri. Avevo abbracciato con convinzione quell’approccio illuminato ed entusiasmante all’educazione dei bambini più piccoli. È stato un viaggio meraviglioso.

E adesso?

Come si affronta il rifiuto proprio da parte di coloro che avevamo assunto come maestri? Da parte dei custodi di quella visione sensibile dell’infanzia alla quale avevamo affidato la formazione dei nostri bambini più piccoli? Di coloro dei quali abbiamo condiviso, adottato e applicato metodi e principi?

Dopo uno schiaffo del genere, dovremmo chiedere comprensione? Dovremmo implorare di essere accettati?

Invece di partire per l’Italia, quest’inverno mia figlia parteciperà a una conferenza dello Yad Vashem a Gerusalemme.

Forse troverà lì le risposte a queste domande.

 

Rivy Poupko Kletenik è un’educatrice e scrittrice ebrea americana, per sedici anni direttrice della Seattle Hebrew Academy e vincitrice del Covenant Award for Exceptional Jewish Educators. È la madre di Pesha Kletenik, direttrice della Manhattan Day School di New York e tra le educatrici che avrebbero dovuto partecipare al viaggio di studio a Reggio Emilia.

Si ringrazia The Times of Israel



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