La Fondazione Palazzo Magnani ricorda Ascolini: “Fotografo di straordinaria raffinatezza”

Vasco Ascolini ritratto @emilanesi – FPM

Martedì 10 febbraio si è spento nella sua città natale, Reggio Emilia, Vasco Ascolini, fotografo di teatro tra i più riconosciuti sulla scena internazionale. Aveva 88 anni.

La Fondazione Palazzo Magnani di Reggio ha voluto ricordare “un amico e uno dei fotografi italiani più conosciuti e apprezzati a livello internazionale”, che più volte è stato protagonista nelle sale di Palazzo Magnani, esponendo in una mostra personale e partecipando, nel tempo, anche ad altre due importanti occasioni espositive: “Camille Claudel. Anatomie della vita interiore”, nel 2003, e “Il volto della follia”, nel 2006.

Nel 2007 Palazzo Magnani gli dedicò l’ampia mostra antologica “La vertigine dell’ombra. Fotografie 1965-2007”, curata da Sandro Parmiggiani, con 250 immagini a documentazione dell’intera stagione creativa di Ascolini: “Come ogni sua esposizione, anche questa fu occasione di riflessione e di incontro, testimoniando non solo il valore dell’artista, ma anche la profondità della persona”, ricorda la Fondazione.

Da non dimenticare, inoltre, nemmeno la mostra “Vasco Ascolini: un’autobiografia per immagini”, a cura di Massimo Mussini, ospitata alla Biblioteca Panizzi nell’ambito dell’edizione 2022 di Fotografia Europea. L’esposizione fu ideata per far conoscere al pubblico la generosa donazione che il fotografo aveva fatto alla sua città: una collezione di circa 500 fotografie di diversi formati che, insieme a quelle già catalogate nel patrimonio della Fototeca, tracciano una vera e propria “biografia per immagini” della sua vita artistica e professionale.

“La sua presenza ha lasciato un segno profondo nella storia espositiva di Reggio e nella memoria di quanti hanno avuto modo di conoscere il suo lavoro e la sua figura umana”, sottolinea la Fondazione Palazzo Magnani: “Fotografo di straordinaria raffinatezza, Ascolini ha saputo coniugare rigore formale e intensa partecipazione emotiva, costruendo un linguaggio visivo riconoscibile e potente, capace di dialogare con lo spazio architettonico e con la memoria dei luoghi”.

Per questo, la Fondazione “esprime la propria vicinanza alla famiglia, rendendo omaggio a un protagonista della fotografia contemporanea che ha saputo interpretare con autenticità e coerenza il proprio percorso artistico, lasciando un’eredità culturale di straordinaria intensità”.



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