Cinghiali al pascolo in Val d’Enza

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Sono scene sempre più frequenti nelle zone della provincia. Anche in seguito ai 2 anni di pandemia, che hanno ridotto gli spostamenti umani, gli animali selvatici si sono sempre più riappropriati del territorio, spingendosi sino a lambire la pianura o quelle zone una volta loro proibite.

In un post Legambiente Val d’Enza spiega: “Una famiglia di cinghiali pascola tra boschi e colline della Val d’Enza, nel Reggiano. Un nucleo familiare di Sus scrofa, (cinghiale) in una zona remota lontano da centri abitati.
Ecco come dovebbe risultare numericamente una normale famiglia di cinghiali.


Una femmina matriarcale che è l’unica a riprodursi e che dà alla luce (una volta l’anno) circa 10 cinghialetti.
Ma.
Se la femmina matriarcale viene abbattuta tutte le femmine del nucleo non ricevendo la procedura feromonale inibitoria
della dominante andranno in estro (due volte l’anno) e producendo la proliferazione che conosciamo.
Decine e decine di esemplari che hanno necessità di risorse e che quindi andranno a nutrirsi nei campi causando una sollecitazione dei coltivatori ad abbatterne altri tra cui la “nuova” matriarcale.


E gira la ruota.
Da tempo abbiamo studiato le zone dove i nuclei familiari non subiscono l’abbattimento della matriarcale ed i nuclei dove
il numero degli esemplari aumenta di decine e decine di unità.
Da tempo abbiamo invitato le autorità sanitarie veterinarie ad impedire l’abbattimento della matriarcale durante l’attività venatoria.
E’ facile da riconoscere ed il problema dei cinghiali sarebbe risolto in una stagione”.

 



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