Fallimento Bioera, il filo che lega Santanchè ai Burani di Cavriago

Daniela Garnero Santanchè – GI

Il nome è lo stesso che per anni ha rappresentato una delle parabole imprenditoriali più note del territorio, ma questa volta la cronaca arriva da Milano e parla di liquidazione giudiziale e di un’indagine per bancarotta.

È quello di Bioera, società del comparto biologico finita al centro di un fascicolo della Procura milanese che vede indagata la ministra del Turismo Daniela Santanchè in relazione al dissesto della società.

Una vicenda che, pur avendo oggi il suo baricentro nel capoluogo lombardo e nelle aule del Tribunale di Milano, riporta inevitabilmente lo sguardo anche a Reggio Emilia, perché Bioera incrocia a doppio filo la storia imprenditoriale della famiglia Burani.

Giovanni BuraniLa società assume infatti l’attuale denominazione nel 2004, quando viene acquisita dalla famiglia di Mariella Burani, stilista di fama internazionale che proprio dal Reggiano aveva costruito un gruppo capace di arrivare alla quotazione in Borsa prima del tracollo del 2010.

In quegli anni di espansione e diversificazione, accanto alla moda e alle licenze prende forma anche l’investimento nel biologico, con Bioera che entra nell’orbita del gruppo e che nei documenti societari dell’epoca risulta avere sede a Cavriago, a conferma di un legame diretto con il territorio.

Poi la traiettoria cambia. Bioera approda sul mercato Expandi nel 2005, attraversa una fase di crescita e successivamente di difficoltà, fino alla sospensione dalle quotazioni nel 2010, in un contesto già segnato dalle turbolenze che travolgono il sistema Burani. Negli anni successivi la governance si modifica, gli asset cambiano perimetro, la sede operativa si concentra a Milano e la società entra in una fase sempre più complessa sotto il profilo finanziario.

Il 4 dicembre 2024 il Tribunale di Milano dispone la liquidazione giudiziale della società, rilevando una situazione di crisi non più reversibile. È l’atto che certifica la fine di un percorso industriale iniziato oltre vent’anni prima e che apre la fase della verifica dei crediti, dell’eventuale accertamento di responsabilità e della ricostruzione puntuale delle scelte gestionali.

Nei giorni scorsi è emersa la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della ministra Santanchè per un’ipotesi di bancarotta legata proprio al dissesto di Bioera, società della quale è stata presidente fino al 2021. Si tratta di un’indagine nella fase preliminare, su cui la magistratura milanese dovrà fare piena luce e rispetto alla quale valgono, come sempre, le garanzie di legge.

A Reggio Emilia la notizia ha un’eco particolare perché riapre una ferita che il territorio conosce bene: quella di imprese nate in provincia, cresciute tra finanza e quotazione, e poi finite al centro di procedure concorsuali con strascichi giudiziari. Il nome Burani evoca ancora oggi un’epoca di espansione, occupazione e visibilità internazionale, ma anche una stagione di crisi che ha segnato fornitori, lavoratori e piccoli azionisti.

Bioera rappresenta, in questo senso, un capitolo ulteriore di una storia più ampia che intreccia imprenditoria locale e finanza nazionale. Ora l’attenzione è tutta sugli sviluppi della procedura e sugli accertamenti della Procura: da un lato il lavoro del curatore per ricostruire la situazione patrimoniale e soddisfare, nei limiti del possibile, i creditori; dall’altro le verifiche sulle condotte degli amministratori e sulle cause del dissesto.

Da Cavriago a Milano il percorso è lungo, ma per il territorio reggiano questa resta una vicenda che non può essere archiviata come semplice cronaca lontana: è un’altra tessera di un mosaico che riguarda da vicino la storia economica recente della provincia.

 

Immagine di copertina: www.governo.it



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