Sardina Santori: il Pd è malato, andare oltre

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Scrive Mattia Santori, leader delle Sardine, oggi consigliere delegato al Turismo e alle politiche giovanili, in quota Pd, sul suo profilo Facebook.

“Caro PD,
sei acciaccato, solo, senza energie.

In quindici anni hai polverizzato undici segretari, senza mai imboccare la strada del ricambio. E l’unico che ti ha portato alla vittoria oggi ti rinnega (e viceversa).

Vieni dal secondo peggior risultato elettorale della tua storia. Puntavi a cambiare tutto ma sei tornato al punto di partenza. Nonostante due anni di Piazza Grande e nove mesi di Agorà alla fine ha vinto di nuovo l’apparato, ha prevalso l’equilibrismo.

Il tuo storico avversario democristiano, Casini, oggi celebra il suo undicesimo mandato in Parlamento, mentre la tua presidente, la giovane e vincente sindaca Valentina Cuppi, resta a Marzabotto a presidiare il focolare dell’antifascismo, che almeno a parole ti era tanto caro.
La tua casa è in tumulto. C’è scontento, malumore, rancori. Molti ti chiedono dove pensi di andare, qual è il tuo ruolo. La crisi di identità questa volta è pesante. Mai come oggi avresti bisogno di aprire porte e finestre per fare entrare nuova aria, nuove idee e, soprattutto, nuove persone.

Per tua fortuna c’è ancora gente sull’uscio di casa.

Ti guarda con sospetto, la tua reputazione non è certo idilliaca. La inviti ma lei non entra. Provi quindi a spiegargli che quella è anche casa sua, che le cose si cambiano da dentro. Ma in fondo non ci credi neanche te. Tant’è che appena entrano ti irrigidisci.

D’improvviso sei tu che guardi loro con sospetto. Sono giovani, sono “stranieri”, sono diversi. Si sono portati le tende, ti criticano l’arredamento, non gli piace quello che cucini. Ti mettono in crisi, sono idealisti, rompono i coglioni.

A quel punto hai due soluzioni. Li tieni alla larga, e ti ributti a cercare l’ennesimo segretario “telefonato”, destinato a imbrigliarsi tra gruppi parlamentari che remano contro e territori che si mantengono fedeli ai signori delle tessere.

Oppure, ti armi di pazienza e coraggio e sfidi la tua comfort zone.

Non solo gli apri la porta ma, dopo avergli spiegato le regole di sana convivenza, gli consegni le chiavi di casa, ti fai aiutare a riarredarla, gli chiedi di invitare gli amici.
Nel primo caso, dopo un primo momento di sollievo, ti accorgerai che ti sei condannato definitivamente a una vecchiaia grigia, a un lento declino. Riguarderai l’albo di famiglia e ti sembrerà tutto uguale. Dalle persone alle percentuali.

Nel secondo caso, l’inizio sarà burrascoso, ci sarà tanta gente, si parleranno lingue diverse. Dovremo armarci di pazienza, tu e noi, i militanti storici e gli ultimi arrivati.

Ma poi ti accorgerai che la tua, la nostra casa sta diventando via via più bella, più accogliente. I turni a lavare i piatti saranno meno pesanti, sul palco ascolteremo voci e riflessioni nuove. Non si allargheranno solo i campi e le liste, ma anche i cervelli e i sorrisi.
Nessuno sarà rottamato, ma tutti saremo rigenerati.

Torneremo a fare festa, insieme. Lo abbiamo già fatto e possiamo rifarlo.

Ci sarà chi balla e chi brontola.
E state pur certi che noi saremo tra i primi”.



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