Doveva essere espulso, ma torna a Scandiano. Nasciuti: “Arrabbiato, il Ministero spieghi”

Matteo Nasciuti sindaco Scandiano agrivoltaico – IG

Rimpatriato, anzi no. A metà gennaio un giovane uomo, che da mesi seminava il caos nei locali di Scandiano, aggirandosi per la cittadina reggiana spesso sotto l’effetto dell’abuso di alcol, molestando e minacciando esercenti e clienti, era stato fermato dai carabinieri, identificato (28 anni, di nazionalità marocchina, senza fissa dimora) e poi accompagnato in Questura a Reggio Emilia per l’avvio delle procedure di espulsione dall’Italia.

Ma qualcosa non ha funzionato: “Sono amareggiato, deluso e arrabbiato”, spiega il sindaco di Scandiano Matteo Nasciuti: “Soltanto venti giorni fa le forze dell’ordine avevano comunicato il suo avvenuto accompagnamento presso un Centro di rimpatrio, in attesa della sua definitiva espulsione. Si era reso protagonista di una lunga lista di comportamenti molesti”, tanto da costringere il sindaco ad adottare, per la prima volta a Scandiano, un cosiddetto “Daspo urbano” nei suoi confronti.

Ora, però, “ho saputo che quella stessa persona è tornata a farsi vedere in città, nonostante le rassicurazioni rispetto alla sua sicura espulsione dal territorio italiano. Non sappiamo cosa sia andato storto, sarà responsabilità delle forze dell’ordine chiarirlo. Mi limito a constatare che nemmeno davanti a una lista motivata e certificata di molestie, crimini, comportamenti degradanti e disturbi della quiete pubblica non si sia riusciti ad arginare questa situazione. Il famoso ‘Giorno della marmotta’ è passato da una settimana, ma sembra tristemente attuale”.

I poteri di un sindaco e di un Comune rispetto all’ordine pubblico, sottolinea Nasciuti, “sono limitati, ed è giusto che sia così nel quadro dell’equilibrio tra i soggetti istituzionali. Ma in questo caso vorremmo conoscere dal Ministero dell’Interno tutti i dettagli di questo processo d’espulsione fallito, perché credo che sia un caso su cui dover riflettere. Nel frattempo, spero vivamente che il soggetto sia monitorato e che siano prese precauzioni perché non si riverifichino gli stessi episodi che ci avevano tenuti in apprensione per settimane”.



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