Ermitaz

Serata in palcoscenico per la tradizionale cena di chiusura della stagione della Fondazione I Teatri. Paolo Cantù, nuovo direttore, è piaciuto un po’ a tutti. Anche tra gli operatori del teatro l’impatto è stato positivo (ricordiamolo: Daniele Abbado fu adorato, Gabriele Vacis molto meno). Cantù possiede competenza ed entusiasmo: lo misureremo nei risultati, ma il primo impatto è positivo. Unico neo nelle stagioni annunciate, un cartellone di danza esangue – a parte il gradito ritorno di William Forsythe. Eccellente notizia, invece, la prossima riapertura della Sala Verdi. I soldi ancora non ci sono per coprire le spese, ma si troveranno.

 

Alla cena si è visto un sindaco Vecchi in ottima forma nonostante fosse appena rientrato da San Pietroburgo. La sigla di un accordo con l’Ermitaz (qui lo scriviamo alla russa) è un bel colpo per Palazzo Magnani e per lo standing culturale della città. Quali frutti porterà il semi-gemellaggio appena stipulato non è dato sapere. Ma l’apertura di un canale privilegiato con la gigantesca istituzione russa, insieme a un senso metapolitico che non va sottovalutato, è senz’altro interessante per Reggio Emilia e per la regione stessa, in vista della condivisione annunciata dal sindaco di Parma Federico Pizzarotti delle manifestazioni congiunte di Parma 2020.

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Prudencio Vecchi marcia verso la candidatura al secondo mandato da sindaco senza apparenti difficoltà. Lo aiuta lo stato comatoso del suo partito, il Pd, che dalla solenne sberla elettorale del 4 marzo non si è ancora ripreso. Chiunque avesse in mente di terremotare quel che è rimasto in piedi nel fu centrosinistra reggiano rischierebbe di passare per avventurista o, addirittura, per irresponsabile.

 

Per le Amministrative si voterà nella tarda primavera del 2019. La strategia di Vecchi – che presto annuncerà formalmente la sua ricandidatura – tende ad allargare il più possibile il numero di liste a suo sostegno per puntare a riconfermarsi al primo turno (quattro anni fa vinse con il 56%: ma fu anche il giorno in cui il Pd prese il 40,9% alle Europee su base nazionale). Oggi i numeri di partenza sono decisamente lontani da allora, stante che alle recenti Politiche, sul maggioritario, la distanza tra Graziano Delrio e i candidati di 5Stelle e centrodestra unito fu di pochissimi punti percentuali.

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Fatto si è che le opposizioni locali appaiono come sempre un po’ attardate. I pentastellati hanno festeggiato l’elezione di Maria Edera Spadoni alla vicepresidenza della Camera, incarico di notevole prestigio istituzionale, ma non sembrano ancora consapevoli della necessità di individuare con anticipo un candidato (o una candidata) al Comune per potervi costruire intorno visibilità e consenso.

 

Più complessa ancora la situazione del centrodestra. La Lega la fa da padrone in termini di numeri, ma qualora non decidesse di correre insieme al resto della coalizione (Forza Italia e Fdi) verosimilmente i salviniani partirebbero con l’handicap nella corsa all’eventuale ballottaggio.

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Il voto locale sarà certamente influenzato dalle vicende nazionali. Ora è evidentemente troppo presto per disegnare scenari di fronte a un quadro istituzionale così confuso. Non è improbabile che nella primavera del 2019 si torni alle urne anche per rinnovare in anticipo il Parlamento. Nel qual caso, il quadro politico muterebbe di nuovo, e non poco, anche nei suoi protagonisti.



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