È un’emergenza senza apparente fine quella della siccità che in questa estate 2022 sta tenendo in scacco l’intero bacino padano. In attesa degli auspicati apporti pluviali da monte, la portata del fiume Po si sta avvicinando alla drammatica soglia psicologica dei 100 metri cubi d’acqua al secondo al rilevamento ferrarese di Pontelagoscuro, un valore che secondo l’osservatorio Anbi sulle risorse idriche “ne decreterebbe la fine dell’immagine di “grande fiume“, con tutte le conseguenze – soprattutto di carattere ambientale – che ne stanno derivando”.
Il record negativo di portata mensile del Po risale al luglio del 2006, con 237 metri cubi d’acqua al secondo, ma quest’anno si ipotizza il raggiungimento di un nuovo minimo storico, stimato al di sotto di 170 mc/s. Contestualmente la risalita del cuneo salino sta sfiorando i 40 chilometri dalla foce del Po di Goro durante l’alta marea, un fenomeno che sta interessando i tratti terminali di gran parte dei fiumi del settentrione, intaccando la possibilità di prelievi ad uso potabile.
Tra i fiumi appenninici dell’Emilia-Romagna, inoltre, restano in grave difficoltà il Reno e l’Enza, mentre il Nure è ormai in secca.
“Nel nord Italia c’è una condizione di siccità finora sconosciuta ed è evidente che non basterà qualche temporale a riportare in equilibrio il bilancio idrico”, ha sottolineato il presidente dell’Anbi (l’associazione nazionale bonifiche e irrigazioni) Francesco Vincenzi: “In questa prospettiva è ancora più preoccupante che siano proprio Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte le regioni che nel 2021 hanno maggiormente consumato e cementificato suolo, sottraendolo all’agricoltura e alla naturale funzione di ricarica delle falde, accentuando al contempo il rischio idrogeologico”.






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