Guardiamoci dalle persone che non hanno dubbi, che presumono di essere giuste, che sono osservatrici implacabili dei difetti altrui, pronte a giustificare i propri: da esse vengono grandi mali, compresa la guerra.
È anche per questo che la Quaresima è così importante e utile. Essa inizia con l’imposizione delle Ceneri: un atto di umiltà frequente nel mondo antico. Lo stato di penitente veniva dichiarato pubblicamente, vestendosi di abiti confezionati con tela rozza (il “sacco”) e rinunziando a profumi e unguenti, con i quali si abbellivano i capelli. Maria di Betania ne cosparge il capo di Gesù, che per l’ultima volta frequenta la casa amica. Il penitente sostituiva l’unguento con la cenere, come aveva fatto la regina Ester (Est 4,17). Per l’uomo antico, anche il corpo doveva esprimere il sentimento del cuore.
Gesù, anche in questo, va oltre le tradizioni: “State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli… Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6).
C’è una camera segreta in ogni uomo, il “cuore”. Molti hanno paura di entrarvi, spesso neanche perché siano ipocriti, preoccupati delle apparenze; piuttosto, hanno paura del silenzio, di trovarla vuota. Per questo, Gesù ci dice che lì, proprio quando non puoi metterti maschere e rappresentare una parte, ebbene, proprio lì incontrerai “il Padre che vede nel segreto”.
Gesù stesso fa questa esperienza, quando viene sospinto dallo Spirito nel deserto. Chi visita il deserto di Giuda, che si estende a sud di Gerusalemme, si rende conto di quello che dico. Si ha la percezione di una Presenza, che ti accoglie, che progressivamente placa i tuoi dubbi e le tue proteste, perché a ogni nostra parola viene risposto con un’altra parola, semplice e sempre uguale, la parola che forma il nome di Dio, “Io Sono”: io sono il tuo presente, di oggi e di sempre.
Certo, la Bibbia non nasconde che c’è un’altra presenza, quella del Tentatore. A lui, Gesù risponde sempre allo stesso modo: “Sta scritto…”. Dove? Nella Legge. Ma qui dobbiamo intenderci: la Legge, per gli Ebrei, non è l’elenco degli articoli di un codice, è molto di più, e soprattutto è una realtà vivente. Qui sta la differenza con il legalismo, col quale Gesù tante volte entra in polemica. Qui, nel deserto, la Legge appare nella sua verità: è il codice dell’amore! Immaginiamo due innamorati: essi costruiscono negli anni una loro “Legge”, che dichiara ciò che serve al loro amore e ciò che lo danneggia. Essa è in continuo divenire, accompagna tutta la vita, adattandosi ai tempi e alle circostanze. Non viene vissuta come un peso, ma come la memoria di un cammino di libertà. Essa viene “costruita” con un dialogo, del quale solo nell’intimità si riconoscono i codici.
Lasciamoci dunque sospingere nel deserto. Non siamo soli: siamo sotto lo sguardo del “Padre che vede nel segreto”. Riconoscere i nostri difetti non sarà motivo di sconforto. Piuttosto, sentiamoci amati e confortati nel nostro cammino difficile. Nel dialogo con il Padre, anche la morte diviene sorella, come la chiama san Francesco: non è il buio, ma è l’abbraccio. Vale per noi l’appello del Cristo, nel libro dell’Apocalisse: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (3,20). E sarà gioia.






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