Educazione sessuale a scuola, Fratelli d’Italia: “Mahmoud e Rabitti sconcertanti, no alla teoria gender”

ragazza scuola media esame compito in classe foglio – RER

Fratelli d’Italia ha letto “con sconcerto, ma senza molta sorpresa” l’intervento delle assessore comunali reggiane Annalisa Rabitti e Marwa Mahmoud sul disegno di legge Valditara (che introduce il cosiddetto “consenso informato” per i progetti scolastici di educazione sessuale nelle scuole), dipinto come un “passo indietro” che “chiude gli occhi” e “priva gli studenti di strumenti fondamentali”.

“Niente di più falso e fuorviante”, secondo la consigliera comunale reggiana di Fratelli d’Italia Letizia Davoli: “Il ddl Valditara non vieta nulla, né ‘mette al bando esperienze educative’. Introduce semplicemente il consenso informato dei genitori per progetti extrascolastici sensibili, tutelando il principio costituzionale sancito dall’articolo 30, che assegna alla famiglia il primato nell’educazione dei figli. È quindi una scelta basata sul profondo rispetto delle responsabilità genitoriali, non un ‘limite’ arbitrario. Affermare che ciò ‘mina la fiducia nelle istituzioni educative’ è la solita interpretazione distorta della realtà della sinistra italiana: la scuola è certamente un’insostituibile e preziosa agenzia educativa, ma non può sostituirsi alle famiglie nel definire i valori affettivi e relazionali, imponendo ideologie come la teoria gender che non tutti condividono”.

Chiedere il consenso dei genitori, secondo Davoli, “non rende i temi ‘tabù’, ma garantisce un dialogo aperto tra scuola e famiglie. Gli assessori Mahmoud e Rabitti, invece, con queste critiche non difendono la crescita degli studenti, ma impongono una visione univoca e ideologica, facendo prevalere l’agenda politica sulle scelte educative delle famiglie, dimostrando ancora una volta quanto la sinistra reggiana sia distante dal sentire comune delle famiglie e da un concetto autentico di libertà educativa”.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale Cristian Paglialonga, invece, ha sottolineato il risvolto economico e politico dietro a questa battaglia: “Per anni il Comune di Reggio ha destinato enormi risorse pubbliche a progetti educativi e formativi costruiti intorno a una precisa visione ideologica, che ha creato un sistema chiuso di consulenze, collaborazioni e laboratori finanziati con soldi dei cittadini. Un meccanismo che ha garantito consenso politico e visibilità a chi li promuoveva, ma che ha escluso completamente le famiglie e i loro valori”.

Il consenso informato, allora, “rompe proprio questo schema: restituisce ai genitori la parola e toglie alla politica la possibilità di usare le scuole come strumenti di propaganda. Ecco perché oggi, nel centrosinistra, qualcuno urla allo scandalo: meno alunni coinvolti, meno fondi da spendere, meno orticelli da coltivare”.

“Chiediamo – hanno concluso Davoli e Paglialonga – che la giunta reggiana abbandoni retoriche divisive e poco limpide e abbracci modelli educativi inclusivi e condivisi, mettendo al primo posto la Costituzione e contribuendo a rendere le scuole vere comunità aperte, nel rispetto di tutti”.



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