Nel tardo pomeriggio di martedì 4 agosto una grossa esplosione avvenuta nella zona del porto di Beirut ha devastato intere zone della capitale del Libano, causando decine di morti (secondo la Croce Rossa libanese sarebbero già più di 100, ma i numeri sono destinati inevitabilmente a salire con il passare delle ore) e migliaia di feriti, investiti dalla potenza dell’onda d’urto della deflagrazione o colpiti dai detriti provocati dall’esplosione.
Beirut pic.twitter.com/Cn2PhgRgkf
— Borzou Daragahi 🖊🗒 (@borzou) August 4, 2020
Secondo quanto riferito dal primo ministro libanese Hassan Diab, a saltare in aria sarebbe stato un deposito in cui erano stipate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio (un composto chimico utilizzato principalmente come fertilizzante ma anche per la costruzione di esplosivi) che erano state sequestrate anni fa da una nave ed erano poi state immagazzinate nel deposito portuale.
Lo stesso primo ministro ha consigliato alla popolazione di allontanarsi a scopo precauzionale dalla città, se possibile: in attesa di verifiche più approfondite, infatti, la nube sprigionatasi in seguito all’esplosione potrebbe aver rilasciato nell’aria materiali pericolosi e sostanze tossiche, con effetti potenzialmente mortali sul lungo termine.
Nella serata di martedì il presidente libanese Michel Aoun ha convocato una riunione d’emergenza del Supremo consiglio della difesa presso il palazzo di Baabda per fare il punto della situazione e sulle cause della deflagrazione. “I responsabili della catastrofe ne pagheranno il prezzo”, ha detto il primo ministro Hassan Diab in un discorso televisivo, senza tuttavia sbilanciarsi su alcuna ipotesi in particolare.
Secondo le notizie che arrivano da Beirut, inoltre, tra i feriti – seppure in modo non grave – ci sarebbero anche due militari italiani dell’Unifil, la forza di interposizione dell’Onu al confine tra Libano e Israele che proprio al porto di Beirut ha ancorato alcune unità navali.







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