Dimensionamento scolastico, l’ira dei sindacati per i tagli: “Atto ingiusto e dannoso”

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Mercoledì 28 gennaio il provveditore agli studi dell’Emilia-Romagna Bruno Eupremio Di Palma, nominato nel frattempo commissario ad acta dal governo Meloni, ha pubblicato il decreto relativo al dimensionamento della rete scolastica dell’Emilia-Romagna per l’anno 2026-2027, indicando le istituzioni coinvolte dalle operazioni di accorpamento.

Il piano ha portato al taglio di 17 autonomie, che dal prossimo anno scenderanno dunque dalle attuali 532 a 515, con riduzioni in tutte le province: una in meno in provincia di Piacenza, due in meno a Parma, a Reggio e a Modena, tre in meno a Bologna, due in meno a Ferrara, una in meno a Ravenna e a Rimini, mentre la provincia di Forlì-Cesena ne perderà tre.

“Un atto che arriva senza un confronto reale e dopo settimane in cui, a fronte delle nostre richieste, non sono stati forniti elementi concreti su criteri, tempistiche e perimetro dell’intervento”, denunciano le organizzazioni sindacali regionali della scuola Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Gilda Inams, Snals Confsal e Anief, che hanno ribadito la propria posizione contraria alla riduzione delle autonomie.

Con la pubblicazione del decreto, secondo i sindacati, “si aprono scenari pesanti nei territori”. La conseguenza immediata è quella di istituzioni scolastiche “eccessivamente grandi, anche con sedi a scavalco su più comuni, segreterie e servizi amministrativi ulteriormente sotto pressione, riduzione dell’occupazione e della capacità organizzativa delle comunità educanti che vedranno il coinvolgimento del personale della scuola, di studenti, famiglie e comuni, con criticità territoriali”. Per i sindacati, inoltre, “è inaccettabile il taglio previsto per il personale Ata, che porterà conseguenze sulla sicurezza all’interno degli istituti”.

L’operazione di taglio “si è abbattuta esclusivamente sugli istituti del primo ciclo (infanzia, primaria e scuola media), con aggregazioni e accorpamenti che hanno generato istituzioni scolastiche ‘monstre’ che oscillano tra i 1.000 e i 1.800 alunni”. Una decisione, rimarcano i sindacati, “presa senza alcun confronto e senza nessuna chiarezza su criteri e dati utilizzati in un contesto regionale con i numeri in ordine, a cui si aggiunge l’opacità del Ministero che ha imposto il taglio all’Emilia-Romagna senza fornire spiegazioni per la chiusura delle 17 autonomie”.

Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Gilda Inams, Snals Confsal e Anief hanno chiesto la sospensione immediata degli effetti del decreto, “che riteniamo grave e dannoso per l’offerta formativa e per l’organizzazione, già di suo complessa, del servizio scolastico nei territori. Si rende necessario mantenere alta l’attenzione attraverso la continua interlocuzione con Regione, enti locali e comunità scolastiche, per monitorare gli effetti delle ricadute di tale decisione iniqua e sbagliata, attraverso l’attivazione di misure a supporto degli organici, del diritto allo studio e dell’organizzazione complessiva”.

I sindacati regionali auspicano anche “l’impegno di tutte le parti politiche” a intervenire a livello parlamentare “per modificare una scelta ingiusta e dannosa nei confronti della scuola della nostra regione”.



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