I numeri abruzzesi confermano le previsioni dei sondaggi: vola Salvini, di gran lunga primo partito, e crollano i 5 Stelle, dei quali almeno un terzo sono “elettori volatili” già in cerca di alternative.
Per ora il governo regge e non può fare altro almeno fino alle Europee, ma è del tutto evidente che il contratto Di Maio-Salvini sul quale nacque la legislatura si è già esaurito nelle reciproche prospettive.
In questa fase il capo della Lega rimane il dominus della situazione. Controlla due forni accesi – quello con i grillini e quello del centrodestra classico – e non va consumandosi alla guida personale di un esecutivo di cui comunque non ha intestato né la presidenza né l’aritmetica maggioranza.
In guai seri si trova invece Di Maio, poiché è evidente che la strategia del soli contro tutti comporta pesanti rinunce sui territori e sconfitte a raffica nelle elezioni locali.
Bastino a evidenziarlo i casi emiliani dove voteranno a primavera capoluoghi importanti come Modena e Reggio: la partita si gioca a due, destra che sfida la sinistra, e i grillini a guardare.






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