Crisi Russia-Ucraina. Prodi: siamo nella Nato, ma facciamo valere i nostri interessi

Romano Prodi Rai3

L’ex premier a “Mezz’ora in più” di Lucia Annunziata in una lunga intervista in cui il tema centrale è stata la crisi ucraina e i suoi risvolti nei rapporti tra UE, Nato e Stati Uniti con Russia e Cina.
Il professore ha sottolineato il fatto che l’Italia è nella Nato e deve agire in virtù di ciò, ma è importante anche che abbia “un ruolo attivo perché ci sono interessi dei singoli paesi”.

“Noi parliamo dei problemi drammatici della nostra industria per le materie prime e per l’energia. Ma per le materie prime il problema è grave per tutti, paghiamo il rame come lo pagano gli industriali americani, ma il gas lo paghiamo cinque volte tanto. Allora, il problema della nostra doverosa alleanza con Usa, che è nostro interesse nel lungo periodo, è che deve anche tener conto della disparità delle conseguenze delle sanzioni. E’ qui il problema di come creiamo la compattezza della Nato davanti a problemi e fatti che fanno sì che gli interessi siano così diversi da uno all’altro Paese, da uno all’altro Continente. La Russia ha tre armi in mano: prima la guerra, poi il grano e terzo il gas senza il quale non potremmo cavarcela, qui siamo nelle mani della Russia. Dobbiamo fare una politica ecologica con la testa. In alcuni campi Putin ha il coltello dalla parte del manico, in altri campi è debolissimo”.

E sulla Cina. “La Cina non esiste in questo caso o meglio esiste ma non appare. Giusto qualche dichiarazione, ma la sua strategia è crescere, costruire alleanze e in qualche modo non sembrare mai aggressiva. La cosa importante è che la sua presenza e il fatto di aver accentrato l’attenzione degli Usa verso l’Oceano Pacifico rende più forte Putin. La Cina, come la Chiesa cattolica, ragiona in termini di secoli, non di giorni, ragiona a lungo termine”.

Secondo Peodi: “O cominciamo una pace attiva oppure non ce la caviamo mai, questa guerriglia è durata 7 anni ed è ricominciata in maniera più sanguinosa negli ultimi giorni, ma dobbiamo evitare la guerra, rimango abbastanza ottimista perché nessuna delle due parti ha interesse la guerra, l’importante è che qualcuno faccia il primo passo su come attuare le autonomie e cominciare a discutere. Le armi tacciono se si apre la parola, se si apre il dialogo”.



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