Reggio. Corruzione e truffa per un appalto da 5,6mln su mascherine, 6 gli indagati

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Sei persone sono indagate a piede libero per un maxi appalto per la fornitura di cinque milioni di mascherine per un totale di 5,6 milioni di euro, con un bando affidato in forma diretta dall’Ausl di Reggio Emilia a una ditta individuale di Trento.

Corruzione, truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, le accuse ipotizzate a vario titolo dalla Procura Reggiana che coordina l’inchiesta ‘The Mask’.

Nell’ambito dell’operazione “The Massk”, volta a contrastare il fenomeno della corruzione nella Pubblica Amministrazione, le Fiamme Gialle del comando provinciale di Reggio Emilia hanno dato esecuzione ad una serie di sequestri preventivi emessi dal giudice per le indagini preliminari di Reggio Emilia, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di 3 persone (un imprenditore trentino, uno reggiano e un ex dirigente dell’Asl di Reggio Emilia), responsabili – insieme ad altri 3 soggetti indagati a piede libero – di fatti di corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. I fatti in contestazione attengono agli appalti per la fornitura di mascherine chirurgiche e DPI per un valore di euro 5.670.000 ed in relazione ai quali la Procura di Reggio Emilia aveva già nel mese di marzo 2021 disposto il sequestro di oltre 2,2 milioni di mascherine.

Le indagini, condotte dai finanzieri del Gruppo e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Emilia, coordinate dalla locale Procura della Repubblica, scaturiscono da autonoma attività d’intelligence degli investigatori, che nel marzo 2020 – in piena escalation pandemica – avevano focalizzato l’attenzione sulla repentina crescita di fatturato di un’azienda trentina, collegato ad un maxi-appalto per la fornitura di mascherine bandito dall’AUSL di Reggio Emilia (del valore di 5.670.000 euro per la fornitura di 5 milioni tra mascherine chirurgiche ed FFp2).

Le attività investigative hanno così permesso di portare alla luce un elaborato sistema illecito votato alla commissione di reati contro la Pubblica amministrazione, ed in particolare in danno dell’Asl di Reggio Emilia, grazie all’instaurarsi di un rapporto corruttivo tra un dirigente dell’Ente, un altro dirigente dello stesso ed alcuni imprenditori (italiani e stranieri) riscopertisi attivi nel settore del commercio di dispositivi medici.

L’accordo corruttivo con i diversi imprenditori, tra i quali quelli coinvolti nell’odierna operazione, ha consentito a questi ultimi di aggiudicarsi in via diretta l’ingente commessa, mentre la consapevole collaborazione di un altro funzionario pubblico (indagato in concorso con gli imprenditori per truffa e frode nelle pubbliche forniture) ha consentito loro di fornire materiali non conformi e non adeguati all’uso medico previsto (come peraltro stabilito dalle perizie disposte dalla Procura reggiana).

Le investigazioni hanno consentito anche di individuare e sottoporre a sequestro la merce di scambio della corruzione del pubblico dipendente – una moderna bici elettrica – nonché di individuare le ulteriori promesse corruttive consistenti in accordi per la collaborazione in attività imprenditoriali con il pubblico dipendente ormai prossimo alla pensione.

Inoltre, attraverso l’analisi dei flussi finanziari e della documentazione contabile delle società coinvolte, sono emerse emissioni ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per 600.000 euro, volte non solo ad occultare i denari oggetto della frode ma, anche, all’ulteriore abbattimento delle imposte dovute. Sono pertanto in corso di esecuzione i sequestri disposti dal GIP del provento dei reati di emissione ed utilizzo di fatture false pari a 320.973 euro, della bicicletta oggetto della corruzione nonché degli oltre 2,2 milioni dispositivi ancora custoditi nei magazzini dell’Asl di Reggio Emilia.