Concluso “SocialNet”, lo scambio di buone pratiche tra Reggio e altre realtà europee

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Con un evento finale, si è concluso il progetto europeo SocialNet per sostenere lo scambio di buone pratiche e definire nuove idee e prospettive per l’Economia sociale. Il progetto, che vede Reggio Emilia capofila, finanziato dal programma Cosme sulle Social economy missions, è stato promosso dal Comune in collaborazione con la Fondazione E35, con la partecipazione di diversi attori e stakeholder del territorio.

L’evento ha visto la partecipazione del presidente della Social Economy Europe Juan Antonio Pedreno e più di 50 attori dell’economia sociale, del terzo settore e del mondo economico da Italia, Spagna e Grecia, riuniti per guardare insieme al Piano d’azione europeo per l’economia sociale e per condividere raccomandazioni e consigli per lo sviluppo di nuove politiche e pratiche per l’applicazione dell’economia sociale a livello locale.

A livello locale, il progetto SocialNet si inserisce nella strategia promossa dal Comune di Reggio Emilia nell’ambito del Patto per il contrasto alle nuove povertà, collegato al Patto per il clima e il lavoro della Regione Emilia-Romagna. In quest’ottica, il percorso – in linea con il nuovo Piano europeo per l’economia sociale, “Costruire un’economia che funziona per le persone” – intende sviluppare il potenziale di crescita di imprese sociali, cooperative, fondazioni e associazioni non profit e aumentarne il contributo strategico per lo sviluppo sostenibile e l’innovazione competitiva dei territori.

HANNO DETTO – “Se da una parte la pandemia ha accentuato le condizioni di fragilità personale e sociale, sia quelle nuove sia, acuendole, quelle preesistenti – dice l’assessore al Welfare Daniele Marchi – d’altra parte ha spinto a ripensare alla programmazione del Welfare e all’accelerazione verso un nuovo modello di economia sociale, in cui le persone sono al centro. Serve unire le forze e creare progetti concreti. Obiettivi su cui stiamo lavorando con il Patto di contrasto alle nuove povertà. In questa cornice, l’esperienza di SocialNet può contribuire alle buone politiche, lanciando una economia prossima alle persone e alla risposta ai nuovi bisogni”.

“Mentre l’Unione europea lancia il Piano per rafforzare l’economia sociale come una leva per una nuova idea di sviluppo – ha detto la presidente di Fondazione E35 Alessia Ciarrocchi – siamo a fianco del Comune di Reggio Emilia nello sviluppare progettazioni internazionali per facilitare la costruzione di reti tra attori ed esperienze locali e rilanciare a livello europeo ed extra europeo uno dei settori tradizionali e sicuramente distintivi del nostro territorio, quello della cooperazione e delle imprese che nel loro fare economia portano sul territorio impatto e innovazione sociale”.

UNO SCAMBIO DI BUONE PRASSI – Il progetto ha visto il Comune di Reggio Emilia lavorare insieme a partner europei per attivare e scambiare buone prassi e processi di economia sociale tra territori e stakeholders: oltre al Comune di Reggio Emilia, hanno fatto parte della rete di lavoro l’Agenzia di sviluppo locale e di impiego (Adle) del Comune di Cartagena (Spagna) e l’organizzazione sociale e culturale Kpodd del Comune di Delta (Grecia).

Fin dall’inizio nel febbraio 2021, SocialNet ha avuto l’obiettivo di costruire e rafforzare l’ecosistema dell’economia sociale per rispondere alle sfide connesse alle aree e persone vulnerabili, rafforzare le collaborazioni tra economia sociale, istituzioni, enti del terzo settore e imprese.

In quest’ottica di scambio di competenze e buone pratiche, in questi dodici mesi di lavoro a livello locale si è assistito all’attivazione di Social Economy Lab, un gruppo di lavoro per condividere sfide, pratiche e co-progettazioni, coordinato da Comune e Fondazione E35 e composto da diversi attori: Legacoop Emilia Ovest, Confcooperative, Cna, Giovani Industriali, Impact Hub, Cooperativa sociale il Girasole, Fondazione Palazzo Magnani, Unimore, Fcr, Fondazione Mondinsieme, Art-Er, Coldiretti imprese e cooperative singole.

È stata inoltre promossa la prima ‘Reggio Emilia Social Economy Mission’, una due giorni dedicata alla presentazione internazionale di alcune buone pratiche ed esperienze di economia sociale messe in atto a livello locale, e in particolare: La Polveriera, il Laboratorio aperto dei Chiostri di San Pietro, le cooperative di comunità Valle dei Cavalieri, i Briganti del Cerreto e Cooperativa impossibile, l’esperienza dei workers buy out (i lavoratori che rilevano le aziende in fallimento), la piattaforma Ampies a sostegno del commercio locale, la cooperativa sociale Girasole – filiere biosostenibili nella ristorazione, i progetti ‘Ars e salute’ di Palazzo Magnani.

Grazie alle competenze raccolte e all’ampia rete di lavoro locale, il progetto porterà inoltre nelle prossime settimane alla raccolta di “raccomandazioni per l’economia sociale e delle persone”, quale passo ulteriore per condividere approcci, iniziative e propositive per una “economia delle persone”, finalizzati a supportare una cultura inclusiva dell’economia sociale, in particolare per i giovani, e a costruire nuovi servizi e progetti in grado di ascoltare i nuovi bisogni e le sfide del futuro.

L’ECONOMIA SOCIALE, LE SFIDE E LE CONNESSIONI CON L’EUROPA – L’economia sociale è oggi una realtà concreta a livello locale e internazionale dal momento che ogni giorno 2,8 milioni di realtà in Europa offrono soluzioni concrete e innovative per rispondere ai bisogni e alle sfide quotidiane. Una realtà ancora più concreta a Reggio Emilia, un territorio che conta 606 cooperative attive, di cui 145 cooperative sociali (dati della Provincia aggiornati al 2020?).

Le tendenze di sviluppo negli anni passati, insieme alla pandemia ancora in corso, hanno dimostrato come uno sviluppo sostenibile e innovativo possa nascere rimettendo al centro le persone: solo partendo dai bisogni, dalle fragilità e dalle potenzialità delle persone stesse si possono ridefinire nuove imprese economiche, modelli e prospettive di crescita e sviluppo.

In questo senso, i territori sono chiamati a riconoscere quanto già si sta facendo a livello locale, e a fare educazione verso l’economia sociale e di investire su nuovi progetti e iniziative, che non siano solo esperienze singole ma frutto di una rete di attori e competenze che possano fare la differenza.



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