Con Lorca e Shakespeare in scena ci va il pubblico

teatro
7.3

Qual è il ruolo del teatro nella società odierna? È ormai un secolo che il teatro è consapevole di non poter concorrere con il cinema nel raccontare storie, allora giustamente concede sempre più importanza all’attore, alla sua presenza viva sul palco; le storie raccontate sono sempre più evocative, le scenografie non ricercano più la verosimiglianza. Lo spettatore, però, conserva nella gran parte dei casi il suo ruolo passivo; il teatro ha ormai tremila anni di vita, ma il suo scopo principale, escludendo poche (anche se rilevanti) eccezioni, è sempre quello di far dimenticare a chi lo guarda della sua vita, farlo evadere, rendendolo semplice fruitore del dramma che avviene sul palcoscenico (e spesso non ne esce). Il fatto che questa sia la prassi, tuttavia, non esclude che esistano altre strade percorribili; da questo spunto nasce una ricerca che porta a ciò che noi oggi chiamiamo teatro partecipato.

ERT Emilia Romagna Teatro e CSS Teatro Stabile d’Innovazione del Friuli Venezia Giulia uniscono le forze per produrre Lorca sogna Shakespeare in una notte di mezza estate, scritto e diretto da Davide Carnevali. Partendo da due opere di Federico Garcìa Lorca, Il Pubblico e La commedia senza titolo si sviluppa un ragionamento su cosa sia il teatro e soprattutto cosa sia vero in teatro. Può un attore che ripete la stessa battuta ogni sera suscitare nel pubblico qualcosa di vero? Ci interessa davvero che quello che accade sul palco sia vero o preferiamo che sia verosimile? E chi meglio di Shakespeare, ai cui personaggi per altro Lorca si ispira per le sue opere, si può tirare in causa per ragionare sul teatro e sulla sua essenza. Gli spettatori vengono chiamati ad interpretare vari personaggi di Sogno di una notte di mezza estate, come i divertentissimi artigiani che si improvvisano attori per le nozze di Ippolita e Teseo, e i due giovani innamorati di Romeo e Giulietta.

Lo spettatore sperimenta sulla sua pelle perché vengono chiamate sul palco ben dodici persone a prendere parte allo spettacolo che fin dai primi minuti è evidente non possa proseguire senza la partecipazione del pubblico. Chi decide di unirsi, o si ritrova, in questo grande gioco ha il privilegio di sedersi nella “vip lounge” dotata di frigobar e di bere e mangiare a suo piacimento. Anche coloro che rimangono in platea sono chiamati in molti casi a dare il proprio contributo, con un voto o con una reazione comandata. Il meccanismo è estremamente oliato e non si inceppa, nonostante le ovvie incognite derivate dai partecipanti, per questo una nota di merito va agli attori, Simone Francia, Michele Dell’Utri, Maria Vittoria Scarlattei, che danno prova della loro versatilità.

Il valore di questo esperimento sta nel fatto che esplicita fin da subito i suoi intenti e concede a chi partecipa un ruolo tutt’altro che marginale che dura tutto il tempo dello spettacolo; a quel punto poco importa la bravura dei volontari, quel che è importante è il contenuto, che è tanto più divertente quanto meno lineare.
Si può sicuramente godere di questa creazione come di un esperimento goliardico, come d’altronde si presenta fin da subito, ma l’opera contiene in sé molti livelli di lettura sul senso della parola in teatro. Quando una Giulietta presa dal pubblico alla domanda “Credi nell’amore?” non legge il copione che le è stato fornito, ma risponde con un delicato ma sicuro “Sì”, allora troviamo la verità sul palco, magari non esteticamente perfetta, ma inevitabilmente sincera.

 

I nostri voti


Idea
7
Realizzazione
8
Regia
7




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