Poranceto, come si salva il castagneto

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L’Ente Parco sta per avviare un progetto molto ambizioso e delicato: salvare il Castagneto del Porranceto, nel Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone, un’importante testimonianza vivente della natura e cultura dell’Appennino Bolognese.

È ben noto quanto la coltivazione del Castagno sia stata importante per chi viveva in collina e in montagna. Il recupero del castagneto va pertanto a collocarsi in un contesto di più ampia valorizzazione dell’intera area, in parte già concretizzato attraverso la realizzazione del Centro visita del Parco del Poranceto, spazio dedicato al bosco e alla coltura del castagno.

Ma Poranceto non è un semplice castagneto da frutto, è molto di più. Con i sui giganteschi castagni, contorti e cavitati, vecchi di più secoli, veri e propri monumenti viventi, Poranceto è un luogo solenne e magico! La comprensione di questa bellezza antica non richiede spiegazioni: basta trovarsi al cospetto di questi colossi vegetali per sentirsi piccoli e giovani, esattamente come davanti ad un vecchio saggio. Lo sanno bene i bambini, anche quelli di città, a cui piace perdersi dentro e attorno ai tronchi cavati e torti, come in una favola illustrata.

Ma perché intervenire? Negli anni questi colossi vanno perdendo vigore, cadendo uno ad uno, anno dopo anno; molti sono infatti già morti in piedi e grandi rami e tronchi si schiantano al suolo in occasione di forti venti. Questo succede perché minati dalla concorrenza di più giovani e alti castagni selvatici e perché privati dalle tradizionali potature di alleggerimento. Se non interverremo nel giro di pochi anni tutti gli alberi centenari saranno atterrati, divenendo sculture lignee di una incredibile collezione di forme naturali. Per salvare questi vecchi patriarchi dobbiamo abbattere con grande cura le molte piante cresciute a partire dagli anni ’60 attorno ai grandi castagni, anni in cui il boom economico decretò lo spopolamento dell’Appennino e l’abbandono della cura di questa piantagione. Già, “piantagione”! Perché quello che avete davanti agli occhi non è un bosco, non è una foresta, è una piantagione di castagni innestati che è stata colonizzata da piante spontanee. Ed è da questa condizione di artificialità, di coltura e di cultura che occorre partire per deciderne il futuro.

Certamente non è facile per un Ente Parco accendere le motoseghe e sacrificare alberi giovani e sani: ma la rarità, eccezionalità e importanza dei castagni più vecchi lo rende necessario. Questa dolorosa necessità deve essere spiegata per comprendere la filosofia dell’intervento e per evitare sin da ora equivoci o incomprensioni. L’Ente Parco taglierà molti giovani alberi per salvare i grandi Castagni: il nostro non è un taglio produttivo e non ci porta vantaggi economici.

Faremo quello che gli esperti ci hanno suggerito e cercheremo di farlo al meglio, limitando al minimo la ferita alla Natura.

Questa antica piantagione di castagno conserva molti segreti e rarità: una di queste è uno strano insetto, lo Scarabeo odoroso o Eremita, un grande coleottero che profuma di pesca e che usa solo i vecchi castagni per deporre e fare sviluppare le sue larve. Specie rara e protetta dall’Unione Europea, è oggetto del progetto LIFE EREMITA: la sua presenza ci indica una elevata qualità ambientale, una ricchezza dell’habitat che spesso ci sfugge.

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Un altro aspetto molto importante e da sottolineare con forza è che il castagneto è in gran parte di privati: l’Ente ha sottoscritto un accordo con tali proprietà al fine di potere intervenire con risorse pubbliche anche su aree importanti naturalisticamente. La disponibilità di queste famiglie, molto legate a questi castagni, non solo ci ha consentito di candidare il progetto al finanziamento regionale, ma ci investe della profonda responsabilità di agire anche per conto loro in questa operazione difficile ma necessaria. Anche a loro, che ci hanno dato fiducia, va oggi il nostro ringraziamento.

Alcuni dati Superficie coinvolta complessivamente dal progetto circa 8 ettari di area forestale, di cui la superficie pubblica 1,3 Costo complessivo del progetto (post gara): 70.000 euro Appalto affidato alla ditta Casp Valle del Brasimone con sede in Castiglione dei Pepoli Progettazione esecutiva e Direzione lavori del Dott. For. Paolo Vincenzo Filetto Termine previsto dei lavori: Marzo 2021

L’intervento è realizzato dall’Ente Parco e cofinanziato nell’ambito dell’OPERAZIONE 8.5.01 denominata “INVESTIMENTI DIRETTI AD ACCRESCERE LA RESILIENZA ED IL PREGIOAMBIENTALE DEGLI ECOSISTEMI FORESTALI”, (ANNUALITA’ 2018) del PROGRAMMA REGIONALE DI SVILUPPO RURALE 2014-2020



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