Il caso del centinaio di insegnanti, educatrici ed educatori di scuole ebraiche statunitensi e israeliane che sarebbero dovuti essere ospiti al Centro internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia per partecipare a una visita di studio alla scoperta del Reggio Emilia Approach – alla fine ne arriveranno solo 25, e tutti da Israele, dopo che la delegazione Usa ha rimandato il viaggio – “si è trasformato nell’ennesima occasione di ambiguità per la sinistra italiana”, accusa il Partito Liberaldemocratico di Reggio.
“Sarebbe stata una settimana come tante: Reggio Children accoglie pedagogiste da tutto il mondo da decenni, tanto che persino Kate Middleton è passata a renderle omaggio. Invece […] si è chiesto alle delegazioni iscritte non solo di aderire alla Carta dei valori di Reggio Children, che impegna a ripudiare la guerra e a tenere le scuole fuori da ogni militarizzazione, ma di sottoscrivere un’aggiuntiva esplicita presa di distanza dal governo Netanyahu. Risultato: una settantina di docenti americani hanno rinunciato al viaggio. Sono rimasti i 25 israeliani, che hanno sottoscritto; le maestre americane sono rimaste a casa”.
“A chi è servito tutto questo?”, si chiede ora Enrico Traino, segretario provinciale del Partito Liberaldemocratico reggiano: “A chi ha bisogno di mostrare a una platea, quella dei movimenti ‘pro-Pal’, troppo privi di dubbi quanto e più dei loro antagonisti filo-israeliani senza se e senza ma, di essere dalla (presunta) parte giusta della storia. La visita si è trasformata da occasione formativa in set propagandistico, con un rito di abiura da far sottoscrivere agli ospiti”.
Per il Pld “è discriminatorio chiedere agli ebrei di rendere conto di Israele, come se l’identità ebraica fosse un mandato di rappresentanza del governo di quel Paese. Nessuna delegazione americana, cinese, russa o turca è mai stata accolta chiedendole prima di condannare Washington, Pechino, Mosca o Ankara. Chiedere alla maestra ebrea di Boston l’atto di contrizione per Netanyahu non significa difendere i valori della città, ma applicare a un gruppo umano una prova di lealtà che non viene chiesta a nessun altro. Si chiama doppio standard”.
“Il livello giusto per la posa, quello sbagliato per la politica”, secondo il Partito Liberaldemocratico reggiano, “perché la politica estera seria la fanno gli Stati, le cancellerie, le organizzazioni internazionali. Un’assessora comunale non dispone di alcuno strumento di pace: non firma trattati, non impone cessate il fuoco, non sposta un confine. Ciò che può fare è solo ‘comunicazione’. E infatti la città che da decenni si vanta di insegnare al mondo l’accoglienza si è ritrovata a far sentire indesiderate le maestre ebree: il massimo impatto pratico ottenibile, a questo livello, è quello di mandare a monte una visita di studio e di fornire alla stampa internazionale l’immagine di una città che seleziona gli ospiti in base alla religione o alla nazionalità, o a entrambe”.
“È la caratteristica tipica della politica-simbolo di una parte della politica locale: un voto in consiglio comunale, un documento da far firmare, una bandiera su un edificio municipale: sono atti che non cambiano nulla nel mondo, ma che strizzano l’occhio a una platea amica”.
Eppure, conclude il Partito Liberaldemocratico di Reggio, “il conto, alla fine, qualcuno lo paga. Lo ha pagato Reggio Children, che ha visto una pagina nera nella sua storia internazionale e settanta insegnanti rinunciare a un incontro educativo perché la loro presenza era diventata un caso politico. Lo ha pagato la credibilità della città. Non si tratta di chiedere a un’amministrazione comunale di tacere sul mondo, si tratta di chiederle di sapere dove finisce la sua competenza e dove comincia la posa”.






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