Caro bollette. Confcoop: tempesta sul sistema economico, ora subito un’azione politica

Operaio metalmeccanico

Quella che si sta abbattendo sul sistema imprenditoriale a causa del rincaro di energia elettrica, gas e materie prime è una tempesta che economicamente, in diversi settori, rischia di pesare più del Covid: a sostenerlo è Confcooperative Reggio Emilia, che chiede al Governo misure urgenti per contrastare la nuova “emergenza bollette”. Non solo -precisa la centrale cooperativa – “ristori” come quelli che si stanno studiando per alcuni settori nuovamente messi in crisi dalla pandemia, ma anche un’azione che deve necessariamente rivolgersi all’Unione Europea per tutelare le imprese, oltre che i cittadini, rispetto a speculazioni di carattere internazionale che non sono estranee a fattori geopolitici e sui quali persone e imprese non hanno alcuna possibilità di intervenire.

“Dalla produzione di beni a tutto l’ambito dei servizi – sottolinea Confcooperative – il vertiginoso aumento dei costi rischia di frenare bruscamente le attività, perché è impensabile che un simile aumento degli oneri possa essere scaricato sui consumatori e sugli utenti”.
In campo agroalimentare – esemplifica Confcooperative riferendosi proprio ad un grande comparto tra i meno colpiti, in assoluto, dalla diffusione del Covid-19 – il costo dell’energia elettrica è passato in media dai 40-45 € megawatt/h ai 300 € Megawatt/h e quello del gas da 0,17 € al metrocubo a 1,30 € al metrocubo. A tali rincari – sottolinea la centrale cooperativa – si aggiungono poi quelli delle materie prime (grano e mais, tra queste), dei mezzi tecnici e degli imballaggi, con prezzi che segnano aumenti del 71% per la plastica per l’agroalimentare, del 40% per il vetro, del 61% per legname e cartone.

“Una situazione – osserva Confcooperative – che determina costi produttivi insostenibili già nel medio periodo, con il rischio di un calo delle attività di trasformazione che si ripercuoterebbe, inevitabilmente, anche sulle colture agricole destinate alla lavorazione e, conseguentemente, sull’occupazione del settore primario”.

Situazioni similmente gravi – prosegue Confcooperative – riguardano molti altri settori (dalla logistica alla ristorazione collettiva, al turismo), con situazioni gravissime per le costruzioni (con incrementi dei costi dei materiali che in diversi casi superano anche il 40%) e diverse aree di servizio: “basti pensare, al proposito, ai servizi agli anziani nelle strutture residenziali o ai servizi educativi, con costi di gestione delle strutture che si sono repentinamente e pesantemente aggravati e non sono scaricabili tout court sugli utenti”.
“Una situazione – puntualizza Confcooperative – che, tra l’altro, richiede una rapida revisione del valore delle convenzioni in essere tra pubblico e privato per la gestione di questi servizi, ma che comunque determinerà un disallineamento ancor più evidente, in assenza di convenzioni, tra strutture del privato sociale e quelle pubbliche, in cui le bollette sono saldate con risorse collettive”.

“Proprio per questo – conclude la centrale di Largo Geerra – serve un’azione politica forte che ponga un freno alle speculazioni, perché è evidente che gli aiuti da parte dello Stato sono necessari, ma l’aumento del debito pubblico non può rappresentare misura sufficiente né l’unica strada per stabilizzare, nel tempo, la ripresa economica o per contrastare stabilmente le impennate dei costi registrate in queste settimane”.

 

 

 



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