Da lunedì 20 aprile Bologna diventa di nuovo “Città 30”, con il ritorno in vigore dei limiti di velocità a 30 km/h in ben 258 km di strade cittadine.
Lo scorso gennaio il Tar dell’Emilia-Romagna aveva accolto il ricorso presentato da due tassisti bolognesi (e poi sottoscritto anche da Fratelli d’Italia), annullando il provvedimento con cui il Comune di Bologna aveva istituito la cosiddetta “Città 30”. Quello del tribunale amministrativo regionale, però, non era stato un giudizio di merito sulla questione, quanto piuttosto un rilievo sull’iter: il Tar aveva stabilito che un’ordinanza di quel genere non fosse legittima, perché i divieti sarebbero dovuti essere dettagliati strada per strada, e non “indiscriminatamente” e in modo generalizzato come invece era stato fatto in quel caso dal Comune.
A tre mesi di distanza da quella pronuncia, la giunta Lepore è corsa ai ripari, preparando un piano particolareggiato con ventidue ordinanze separate che reintroducono le “Zone 30” caso per caso, ma ricalcando di fatto i tracciati già interessati dal precedente provvedimento. Iter amministrativo diverso, dunque, ma stesso risultato finale: le strade interessate dai limiti, infatti, sono le stesse di prima.
La fase due di Bologna Città 30, oltre ai divieti, prevede anche più di cento interventi fisici di moderazione della velocità: 60 cosiddetti “cuscini berlinesi” in corrispondenza dei varchi di accesso alle Zone 30 e alle zone residenziali, 30 display luminosi dissuasori e decine di interventi su attraversamenti pedonali, dossi, penisole laterali e incroci rialzati. In parallelo, sono in programma progetti di riqualificazione di intere direttrici stradali – come per esempio via Murri – con inserimento di verde e alberi.






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